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venerdì 2 marzo 2018

Le imprese di investimento comunitarie e extracomunitarie

Per imprese di investimento comunitarie si intendono quei soggetti, diversi dalle banche, aventi sede legale in uno Stato comunitario, diverso dall'Italia, a cui è riservato, insieme ad altri soggetti l'esercizio professionale nei confronti del pubblico dei servizi e attività di investimento.

Esse possono svolgere la loro attività in Italia tramite succursale, cioè una sede sprovvista di personalità giuridica dove viene effettuata direttamente, in tutto o in parte, l'attività della banca o in libera prestazione di servizi, vale a dire senza stabilire succursali nel nostro territorio, operando direttamente dal proprio Stato di origine.

domenica 17 dicembre 2017

Fusioni e risparmio: quando al cittadino arriva il messaggio "fottiti" e lui gode


Posto un mio commento ad un articolo di M. Travaglio condiviso dal Fatto Quotidiano su Facebook relativo al ruolo del ministro Boschi sulle resposansabilità della stessa (non proprio lievi) circa le vicende che riguardano Banca Etruria e l'ingerenza dell'esecutivo sul modo di affrontare le crisi di alcuni istituti di credito itaiani.

Il mio intervento era finalizzato ad evidenziare come la limitazione dell'analisi dell'arguto direttore del FQ al solo operato della ministra sembrasse esonerare gli organi di vigilanza nostrani sul credito e i mercati finanziari da qualsiasi responsabilità (cosa che piace tanto alle cosiddette opposizioni) e ammiccare ad alcune compagini parlamentari, ma il fine di questa ripubblicazione è quello di ricordarmi cosa io abbia scritto nell'ottica di poter sondare tra qualche mese (o anno, viste le italiche abitudini) i risvolti di questi pastrocchi che stanno contribuendo a minare la salute finanziaria del Paese e delle famiglie italiane.


venerdì 7 luglio 2017

OAM: cos'è e a che serve


Il Decreto Legislativo del 13 Agosto 2010, in linea con quanto stabilito dall’art 128-undecies del Testo Unico Bancario (TUB), ha istituito l’Organismo per la gestione degli elenchi degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi (OAM), competente, in modo autonomo ed esclusivo, per la gestione degli elenchi degli agenti operanti in attività finanziarie e dei mediatori creditizi previsti dagli articoli 128 quater e 128 sexies del TUB.

L'Organismo, sulla base della direttiva sul Credito al consumo, ha compiti di formazione (soprattutto attraverso la gestione degli esami di accesso alla professione) e di vigilanza con poteri ispettivi e sanzionatori e nasce sulla base della riforma della rete distributiva del settore del credito finalizzata, principalmente, ad elevare il livello di professionalità e di trasparenza del comparto. Esso provvede all’iscrizione degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi nei rispettivi elenchi previa verifica dei requisiti previsti dal decreto legislativo citato, svolgendo inoltre ogni altra attività strumentale o connessa che risulti necessaria per il governo dei nuovi elenchi.
Alla sua costituzione hanno aderito come soci fondatori Abi, Afin, Assofin, Assilea, Assifact, Assomea, Ufi, Fenafi, Fiaip, Fimec e Assoprofessional.

L’OAM è una associazione di natura privata, senza fini di lucro, con personalità giuridica, dotata, inoltre, di autonomia finanziaria, organizzativa e statutaria, oltre che, come anticipato, dei poteri sanzionatori necessari per poter svolgere con efficacia i propri compiti ed è vigilato dalla Banca d’Italia (art. 128-ter decies TUB). L’Organismo è dotato di un proprio Statuto e i suoi membri sono scelti all’interno delle categorie degli agenti in attività finanziaria, dei mediatori creditizi, delle banche, degli intermediari finanziari, degli istituti di pagamento e degli istituti di moneta elettronica.
Il comitato di gestione dell'Organismo è composto da cinque membri nominati dal ministero dell'Economia su indicazione della Banca d'Italia. I componenti, oltre a dover possedere comprovata competenza in materie finanziarie, economiche e giuridiche, devono essere provvisti dei requisiti di onorabilità previsti dalle disposizioni in materia.

Compiti principali dell’Organismo, nello specifico, sono:


- disciplinare la propria struttura e quella delle eventuali sezioni territoriali garantendone un’attività orientata all’efficienza; - istituire l’elenco degli Agenti in attività finanziaria e quello per i Mediatori creditizi provvedendo alla loro amministrazione, stabilendo e riscuotendo i contributi e le altre somme dovute per l’iscrizione negli elenchi nella misura, modalità e termini sanciti dallo stesso organismo al fine di assicurare il regolare svolgimento delle sue attività;
- verificare la permanenza e la persistenza dei requisiti di professionalità necessari per il mantenimento dell’iscrizione negli elenchi;
- controllare l’assenza di cause di incompatibilità, di sospensione e di cancellazione nei confronti degli iscritti negli elenchi;
- vigilare sul rispetto delle disposizioni applicabili agli iscritti;
- curare l'aggiornamento professionale degli iscritti;
- stabilire gli standard relativi ai corsi di formazione tenuti presso le società di mediazione e le agenzie in attività finanziaria per i propri direttori, dipendenti, collaboratori, amministratori;
- fissare i temi e i contenuti della prova valutativa alla quale si devono sottoporre gli Agenti in attività finanziaria e i Mediatori creditizi nel rispetto dei casi previsti dal Decreto Legislativo del 13 agosto 2010, nonché i dipendenti e i collaboratori delle società iscritte negli elenchi;
- vigilare sulla conformità del dovere di aggiornamento professionale da parte degli Agenti e dei Mediatori.

Da: Il mondo del credito al consumo: Il mercato del credito e i principali strumenti di finanziamento destinati ai privati consumatori (Conoscere Vol. 4)

mercoledì 21 giugno 2017

La nuova configurazione del mercato del credito al consumo


Il mercato del credito al consumo, come abbiamo osservato, è profondamente cambiato durante questa lunga crisi dalle cui morse ancora non si è usciti definitivamente.
Le dinamiche analizzate hanno condotto ad una forte contrazione del numero di clienti che ricorrono a finanziamenti di importo medio-alto, il più delle volte sotto forma di prestiti personali, la cui durata si è inoltre notevolmente allungata pur di ridurre il peso dell’indebitamento. Allo stesso tempo, è cresciuta l’incidenza dei debitori, tantissimi i giovani, che hanno ottenuto finanziamenti finalizzati di importo molto contenuto, sotto i mille euro, con scadenza breve e rate di importo molto modesto.
Osservando il numero dei contratti stipulati, nel periodo preso in considerazione esso è diminuito molto più per le società finanziarie (-25%) che per le banche (-11%), mentre un’opposta tendenza si rileva per gli importi medi dei finanziamenti, calati di circa un terzo per le banche e solo del 12% per le società finanziarie.

Le erogazioni di prestiti personali e finalizzati di natura bancaria, in effetti, si sono ridotte ad un ritmo più elevato rispetto a quello delle società finanziarie, la cui quota di erogazioni è aumentata di oltre 2 punti, arrivando al 54% nel 2013. I contratti di importi esigui (inferiori ai 1.000 euro)  sono al contempo più che triplicati per le banche, dal 9% del 2007 al 35% del 2013, e aumentati solo del 7% per le società finanziarie. Di conseguenza, per le banche è risultata più marcata la tendenza ad una maggiore diffusione di contratti con rate basse e scadenze a breve. Per entrambe le classi di intermediari, inoltre, il numero di contratti sottoscritti è aumentato solo per i più giovani e, nonostante ciò, nel 2013 per le banche la clientela prevalente era ancora rappresentata da persone con età superiore ai 56 anni (il 30% dei contratti rispetto ad una quota del 18% intestati ai più giovani).
In estrema sintesi, la tipologia contrattuale per importo medio, rata e durata del credito erogato dalle banche è diventata molto più simile a quella delle società finanziarie, caratterizzata proprio dalla prevalenza di prestiti contenuti, con rata bassa e durata breve, grazie anche alla crescente presenza nel segmento bancario di grossi operatori specializzati nel credito al consumo, operanti dunque con modalità più simili alle società finanziarie.

sabato 3 giugno 2017

Il mercato del credito al consumo durante la crisi: la contrazione della domanda


Negli anni precedenti lo scoppio della crisi che ormai dal 2007 ha drasticamente depresso l’economia mondiale, la diffusione del credito al consumo era notevolmente aumentata nel nostro Paese, fino a rappresentare il 20% circa dei finanziamenti contratti dalle famiglie italiane. E ciò sia per un andamento ciclico favorevole, sia per la percepibile riduzione del tasso d’interesse sulle nuove erogazioni (quasi due punti percentuali dall’inizio del 2003 alla fine del 2005).
Se agli inizi del duemila, infatti, il rapporto tra le consistenze del credito al consumo e i consumi delle famiglie era pari al 7%, 4 punti in meno rispetto alla media dell’eurozona, già nel 2008 l’indicatore era aumentato di quasi 5 punti, raggiungendo i dati rilevati nel resto dei principali paesi europei, dove storicamente il ricorso agli strumenti di credito al consumo da parte delle famiglie era molto più sviluppato che in Italia. Una dinamica confermata dall’indagine (biennale) sui bilanci delle famiglie condotta dalla Banca d’Italia, da cui emerge che il ricorso al credito al consumo in meno di dieci anni era passato dal 9% della seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso al 13% rilevato nel 2008.

A fronte di un calo generalizzato registrato nei principali paesi dell’eurozona, tuttavia, il rapporto tra le consistenze del credito al consumo e i consumi delle famiglie italiane, ai massimi nel 2008, è rimasto invece stabile anche durante la crisi, a conferma dell’importante ruolo assunto in poco più di dieci anni dai prestiti nel sostenere i consumi, e nel 2013, anno drastico per l’economia nazionale, ha fatto registrare un +2% rispetto alla media delle principali economie del vecchio continente.
Nei primi due anni della crisi (2008-2010), in effetti, il ricorso al credito al consumo risulta particolarmente elevato tra le famiglie italiane con reddito basso, soprattutto tra quelle che nel 2010 avevano dichiarato redditi insolitamente inferiori rispetto alla media.
Tendenza attenuatasi nel 2012 ed invertitasi poi nell’anno successivo, quando la contrazione della spesa per consumi da parte delle famiglie residenti è risultata superiore a quella del reddito. Dai dati dell’indagine sui bilanci delle famiglie ad opera di Bankitalia, osserviamo infatti che a fine 2012 la percentuale di nuclei che ha fatto ricorso al credito al consumo si è ridotta di circa il 2%, un calo che risulta molto accentuato tra le famiglie giovani (-8%) e tra quelle a basso reddito (-4%).

L’indagine sul credito bancario (Bank Lending Survey – BLS) condotta dalla banca centrale italiana evidenzia tuttavia un forte indebolimento della domanda di credito al consumo già agli inizi del 2009, un trend che ha poi raggiunto l’apice nel periodo maggiormente colpito dalla crisi del debito sovrano, vale a dire dalla seconda metà del 2011 all’intero 2012.
Di fronte ad un persistente clima di incertezza e costante contrazione dei redditi delle famiglie italiane (ed europee) che condiziona fortemente la domanda di prestiti, si registra un forte irrigidimento delle condizioni di offerta da parte delle principali banche (credit crunch), attenuatosi, complici i continui interventi del Fondo Monetario Internazionale (e le uscite pubbliche del direttore Christine Lagarde), e della Banca Centrale Europea, finalizzati ad allargare le “maglie” del credito, solo negli anni successivi.
Dall’analisi si evince che dal 2007 al 2013 il numero di richieste annue è diminuito del 19%, fermandosi ad un livello di poco superiore ai 7 milioni.
La contrazione della domanda ha coinvolto tutte le classi di età, ad eccezione degli under 35, per i quali si è visto un incremento del numero di richieste, soprattutto tra il 2010 e il 2012, e sul finire di questo lungo periodo di austerity la composizione percentuale delle domande risultava ripartita equamente per ogni classe di età, una situazione molto diversa da quella rilevata nel 2007, quando la quota di domande in capo alla clientela più anziana ammontava a quasi il doppio di quella della classe più giovane.
Nello stesso periodo la domanda è cresciuta notevolmente per i contratti di importo più contenuto (inferiore ai 1000 euro), lievitata di oltre il 50%: questi tipi di finanziamento sono inoltre diventati la classe più importante, con un peso sul totale delle richieste arrivato a sfiorare il 30% di queste, il doppio rispetto al 2007.
A contribuire al ridimensionamento della domanda di credito al consumo e allo spostamento delle richieste verso contratti di importo molto contenuto, confermano le analisi, soprattutto il crollo delle vendite di autovetture, che ha reso meno necessari prestiti di elevato ammontare, e la tenuta delle spese per elettronica e telefonia, che richiedono importi di gran lunga minori.

Ma la tendenza a contrarre prestiti di piccolo importo si è inoltre ulteriormente accentuata per il perdurare della crisi e la mancata ripartenza dell’economia su scala nazionale e globale: la situazione delle famiglie, specie se monoreddito o/e con capofamiglia giovane, si è ancora più aggravata e la capacità di risparmiare, e dunque disporre di attività finanziarie con cui far fronte alla perdita di potere d’acquisto, è diventata una vera e propria chimera.
Ciò ha spinto molti di questi nuclei ad accentuare la domanda di finanziamenti per scopi di consumo, anche se per importi molto bassi, e la stessa riduzione dell’importo del prestito richiesto può essere stata una prerogativa per ottenere il finanziamento a fronte della crescente selettività che gli intermediari hanno mostrato nei confronti dei residenti. (continua)