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sabato 15 luglio 2017

La ripresa e il ritorno ai livelli ante-crisi del mercato del credito


Se con la crisi si è configurato un mercato del credito al consumo molto diverso da quello antecedente la sua esplosione, nel 2016 e nella prima parte di quest’anno la ripresa del credito alle famiglie si è decisamente consolidata, con conseguente ritorno dei volumi ai livelli pre-crisi.
A spingere la domanda, si apprende dall’Osservatorio sul credito al dettaglio di Giugno 2017 a cura di Assofin, Crif e Prometeia, “un quadro macroeconomico più favorevole” e “tassi di interesse ancora su livelli minimi”, “mentre l’offerta ha beneficiato delle buone condizioni di funding garantite dalla politica monetaria ancora espansiva”.

A far segnare una decisa ripresa delle erogazioni, soprattutto in termini di volumi, tagli medi e durate, è stata quella degli acquisti delle famiglie in beni durevoli (auto/moto) e dei prestiti personali, anche se la crescita ha riguardato tutte le tipologie di finanziamenti. E, pur ribadendosi l’importanza della multicanalità nella distribuzione del credito, gran parte del ritorno del mercato del credito ai livelli ante-recessione è passata per i canali tradizionali, come gli sportelli bancari e i punti vendita convenzionati, mentre il peso del canale online, anch’esso in crescita, è rimasto marginale.

Anche i flussi di mutui immobiliari hanno fatto segnare nello stesso periodo una crescita a doppia cifra: a guidare l’incremento soprattutto i mutui per l’acquisto della prima casa, il cui trend ha ricalcato l’andamento delle compravendite immobiliari residenziali, mentre, dopo tre anni di continuo exploit, i mutui per la surroga hanno, invece, registrano una brusca frenata, anche se le famiglie, al fine di contenere l’importo della rata mensile,” hanno fatto ancora ricorso alla rinegoziazione del mutuo in essere con la banca erogante”.

Anche il rischio di credito, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, è migliorato, posizionandosi ai livelli pre-crisi grazie, principalmente, “al consolidamento della ripresa economica, al proseguimento della politica monetaria espansiva e alla maggiore cautela della domanda”. “Il tasso di default – si legge nell'analisi Assofin-Crif-Prometeia - si è ridotto sia per i prestiti al consumo che per i mutui immobiliari”.

Prospettive. “Il mercato del credito si rafforzerà nei prossimi anni grazie alle prospettive di ulteriore miglioramento della domanda e a politiche di offerta ancora espansive. Il graduale miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, restituendo fiducia sulle prospettive future, favorirà la riconsiderazione dei piani di acquisto di beni durevoli e investimenti immobiliari rinviati negli anni di crisi, aumentando così il ricorso al credito. Il miglioramento della domanda si accompagnerà a politiche di offerta ancora espansive”, anche se elementi di incertezza quali il contesto macroeconomico, la politica nazionale e la gestione degli NPL accumulati durante la crisi, “potrebbero rallentare la crescita del mercato”.
“Gli operatori – conclude il documento - dovranno attivare strategie per rispondere ai vincoli della regolamentazione, all’esigenza di recupero della redditività e alla trasformazione del modello di servizio. La capacità dei singoli di cogliere i cambiamenti dei bisogni di alcune fasce di clientela e di modificare le modalità di relazione e contatto favorirà la crescita del mercato. Il recupero di redditività del business passerà per la riduzione dei costi e per la revisione del modello di servizio con meno dipendenti e filiali e una maggiore intermediazione su canali virtuali”.

mercoledì 21 giugno 2017

La nuova configurazione del mercato del credito al consumo


Il mercato del credito al consumo, come abbiamo osservato, è profondamente cambiato durante questa lunga crisi dalle cui morse ancora non si è usciti definitivamente.
Le dinamiche analizzate hanno condotto ad una forte contrazione del numero di clienti che ricorrono a finanziamenti di importo medio-alto, il più delle volte sotto forma di prestiti personali, la cui durata si è inoltre notevolmente allungata pur di ridurre il peso dell’indebitamento. Allo stesso tempo, è cresciuta l’incidenza dei debitori, tantissimi i giovani, che hanno ottenuto finanziamenti finalizzati di importo molto contenuto, sotto i mille euro, con scadenza breve e rate di importo molto modesto.
Osservando il numero dei contratti stipulati, nel periodo preso in considerazione esso è diminuito molto più per le società finanziarie (-25%) che per le banche (-11%), mentre un’opposta tendenza si rileva per gli importi medi dei finanziamenti, calati di circa un terzo per le banche e solo del 12% per le società finanziarie.

Le erogazioni di prestiti personali e finalizzati di natura bancaria, in effetti, si sono ridotte ad un ritmo più elevato rispetto a quello delle società finanziarie, la cui quota di erogazioni è aumentata di oltre 2 punti, arrivando al 54% nel 2013. I contratti di importi esigui (inferiori ai 1.000 euro)  sono al contempo più che triplicati per le banche, dal 9% del 2007 al 35% del 2013, e aumentati solo del 7% per le società finanziarie. Di conseguenza, per le banche è risultata più marcata la tendenza ad una maggiore diffusione di contratti con rate basse e scadenze a breve. Per entrambe le classi di intermediari, inoltre, il numero di contratti sottoscritti è aumentato solo per i più giovani e, nonostante ciò, nel 2013 per le banche la clientela prevalente era ancora rappresentata da persone con età superiore ai 56 anni (il 30% dei contratti rispetto ad una quota del 18% intestati ai più giovani).
In estrema sintesi, la tipologia contrattuale per importo medio, rata e durata del credito erogato dalle banche è diventata molto più simile a quella delle società finanziarie, caratterizzata proprio dalla prevalenza di prestiti contenuti, con rata bassa e durata breve, grazie anche alla crescente presenza nel segmento bancario di grossi operatori specializzati nel credito al consumo, operanti dunque con modalità più simili alle società finanziarie.

sabato 10 giugno 2017

Il mercato del credito al consumo durante la crisi: la stretta creditizia


Le ripercussioni della grande recessione sul mercato del credito al consumo hanno condizionato non poco le condizioni dell’offerta. Queste sono peggiorate dal 2008, quando il rapporto tra contratti conclusi e domanda è passato dal 68 al 65%, per poi migliorare successivamente. L’inasprimento delle condizioni ha riguardato principalmente le banche rispetto alle società finanziarie, ma nel 2013 il tasso di accoglimento delle domande da parte degli istituti bancari è ritornato ai livelli pre-crisi (2007), mentre quello delle società finanziarie (-4% dal 2007 al 2013) è rimasto comunque nettamente inferiore. Le società finanziarie, infatti, molto più esposte al rischio, anche per una più elevata quota di clientela giovane in portafoglio rispetto alle banche, sono state molto più rigide nella concessione del credito per l’intero periodo preso in considerazione, soprattutto verso alcune categorie di debitori (cittadini extra-comunitari e giovani, ad esempio) e per alcune tipologie di contratti di importo non basso. Il tasso di accettazione si è infatti ridotto tra il 4 e il 7% per le classi di richieste di ammontare compreso tra 1.000 e 15mila euro, con conseguente vistosa contrazione dell’offerta dei prestiti personali, caratterizzati da importi medi e rischiosità più elevata rispetto agli altri prodotti del comparto.

Banche e società finanziarie sono al contrario diventate più accomodanti nel concedere prestiti con una rata media mensile inferiore ai 100 euro, il cui tasso di accettazione nello stesso periodo è aumentato di oltre 10 punti percentuali, con conseguente accrescimento della sostenibilità del debito per fini di consumo e miglioramento degli indicatori di rischiosità dei prestiti.
La selettività, come anticipato, è rimasta molto elevata nei confronti della clientela più giovane: la quota di contratti accordati a questa classe di età è rimasta di oltre 10 punti inferiore a quella concessa alla clientela over 45 (59% delle richieste). In termini di erogazioni, tuttavia, la percentuale di credito al consumo erogato ai giovani è comunque aumentata di 3 punti, arrivando al 17% nel 2013, a scapito della quota relativa alla classe più anziana, che nello stesso anno pesava per circa il 30% delle erogazioni.
Il clima di profonda recessione di questi anni e le policy portate avanti da banche e intermediari finanziari hanno così arrecato fondamentali mutamenti delle caratteristiche dei contratti di credito al consumo.
Nel periodo analizzato la media dell’importo dei prestiti concessi ha continuato a ridursi fino a raggiungere un valore inferiore ai 6.000 euro, in calo del 22% sul 2007 (quando era pari a 7.400 euro).
L’importo dei finanziamenti, al contrario, è aumentato per le classi di clientela che pagano una rata mensile superiore ai 200 euro. Per coloro la cui rata mensile è superiore ai 500 euro, inoltre, l’importo medio dei finanziamento è addirittura aumentato del 25% circa, arrivando a sfiorare quota 30mila euro nel 2013. Per costoro, tuttavia, il numero di contratti stipulati si è dimezzato, rappresentando nel 2013 meno del 3% di quelli conclusi.
In linea con la tendenza al ribasso degli importi, anche la durata dei contratti stipulati è diventata più breve. La quota dei prestiti con scadenza inferiore ai 12 mesi è infatti cresciuta di 7 punti percentuali, mentre si è simmetricamente ridotta quella dei contratti con durata dai 37 ai 60 mesi.

Anche l’incidenza delle erogazioni con durata superiore ai 60 mesi è aumentata del 7%, raggiungendo quota 41%. In questa classe sono confluiti gran parte dei prestiti di importo medio-alto, per i quali gli intermediari finanziari hanno preferito allungare la durata della dilazione al fine di contenere la rata mensile.
L’andamento evidenziato si riflette anche nell’analisi dei prestiti per forma tecnica. Il calo dei contratti perfezionati ha riguardato tanto i prestiti finalizzati quanto i prestiti personali, ma per i secondi è stato molto più marcato (-27% rispetto al -16% fatto segnare dai prestiti finalizzati): l’importo, e il rischio, più elevato dei prestiti personali ha spinto gli intermediari ad essere più selettivi nella concessione del credito.
In termini di flussi, le dinamiche risultano del tutto diverse.
La riduzione degli importi medi ha riguardato esclusivamente i prestiti finalizzati (3.600 euro nel 2013, -35% sul 2007). Quasi la metà dei contratti di questo segmento nel 2013 aveva un importo inferiore ai mille euro (contro il 30% del 2007). L’importo medio dei prestiti personali (11mila euro), viceversa, è rimasto stabile, con la quota di erogazioni che è aumentata di circa 6 punti percentuali.
Tra questi ultimi si è registrato un aumento della quota di contratti con durata superiore ai 60 mesi (35% nel 2013), a fronte di una riduzione di quelli con durata da 37 a 60 mesi, in modo da facilitarne la sostenibilità.
La quota di prestiti personali con rate superiori ai 300 euro mensili si è ridotta di oltre 5 punti, mentre è aumentata di 8 punti la percentuale di contratti con una rata mensile inferiore ai 100 euro.
I prestiti finalizzati sono aumentati soltanto tra la clientela più giovane, arrivata al 22% nel 2013, +5% sul 2007, mentre si è ridotta la quota delle persone con oltre 56 anni.
La forte riduzione dell’importo finanziato si è tradotta in una maggiore incidenza dei contratti con durate molto brevi (scadenze entro l’anno). E il peso dei prestiti finalizzati con rata bassa è aumentato di oltre 20 punti, arrivando a quotare oltre il 60% del mercato. (continua)

Da: Il mondo del credito al consumo: Il mercato del credito e i principali strumenti di finanziamento destinati ai privati consumatori (Conoscere Vol. 4)

lunedì 9 marzo 2015

I soggetti abilitati a concedere dilazioni e prestiti



Secondo quanto stabilito dall’art. 121 del Testo unico bancario, per credito al consumo si intende quel contratto in base al quale si concede, “nell’esercizio di un’attività commerciale o finanziaria”, un credito “sotto forma di dilazione di pagamento, di finanziamento o di altra analoga facilitazione finanziaria, ad una persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta (consumatore)”.
Il prestito concesso è il più delle volte collegato all’acquisto di un bene o di un servizio da parte del consumatore (prestiti finalizzati), ma spesso è elargito per soddisfare generiche esigenze di liquidità, svincolate dall’acquisto di specifici beni e servizi (prestiti non finalizzati).

La dilazione di pagamento è concessa dai soggetti autorizzati alla vendita di beni e servizi nel territorio nazionale, mentre il finanziamento è accordato dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti nell’elenco generale e nell’elenco speciale disciplinati, rispettivamente, dall’articolo 106 e 107 del Tub.
Per quanto riguarda la concessione dei prestiti, invece, l’articolo 121 del Tub specifica che “l’esercizio del credito al consumo è riservato alle banche, agli intermediari finanziari e ai soggetti autorizzati alla vendita di beni o di servizi nel territorio della Repubblica, nella sola forma della dilazione del pagamento del prezzo”.

mercoledì 4 marzo 2015

Il mondo del credito al consumo


Gran parte delle richieste di finanziamento delle famiglie e, in generale, dei soggetti agenti come privati consumatori concerne quel complesso di strumenti che costituiscono il Credito al consumo, cioè il credito concesso ad una persona fisica per l’acquisto di beni e servizi o per soddisfare esigenze di natura personale che non siano correlate ad un’attività d’impresa.

Il credito al consumo, come definito dall’art. 121 del Testo unico bancario (d.lgs. 385/93 e successive modifiche ed integrazioni), può presentarsi sotto forma di dilazione del pagamento del prezzo dei beni e dei servizi acquistati, di prestito o di altra analoga forma di facilitazione finanziaria, ad esclusione dei prestiti  concessi per esigenze di carattere professionale del consumatore/imprenditore e del credito finalizzato all’acquisto di un diritto reale o ad un investimento (come, ad esempio, il mutuo ipotecario).

L’esercizio del credito al consumo è riservato alle banche, agli intermediari finanziari e, nella sola forma della dilazione del pagamento del prezzo, “ai soggetti autorizzati alla vendita di beni o di servizi nel territorio della Repubblica”.
Sulla base del contratti di credito stipulato, il consumatore si obbliga, in caso di dilazione di pagamento, a corrispondere il prezzo al venditore di beni o servizi alle date prefissate o, in caso di concessione di un prestito, a restituire l’importo erogatogli, maggiorato degli interessi calcolati sulla base del tasso parametrizzato per il finanziamento.
Nel caso di dilazione, inoltre, il bene oggetto di acquisto viene solitamente messo subito a disposizione del consumatore, mentre gli istituti di credito e gli intermediari finanziari possono riservarsi di differire la partenza del piano di ammortamento rispetto alla sua consegna materiale.

La restituzione del capitale e la corresponsione degli interessi avviene tramite versamenti periodici (“a rate”), il più delle volte a cadenza mensile. Il consumatore è inoltre tenuto a pagare le spese necessarie per la stipula e il perfezionamento del contratto, anch’esse comprese nel Taeg (Tasso annuo effettivo globale), vale a dire l’indicatore del costo complessivo del contratto di credito al consumo che deve essere obbligatoriamente riportato dal contratto sottoscritto.


Gli strumenti principali attraverso i quali avviene il trasferimento delle somme sono le carte di credito, i prestiti personali, la cessione del quinto dello stipendio, il consolidamento debiti e i pagamenti rateizzati o posticipati. Questi, come anticipato, possono suddividersi in finanziamenti finalizzati, quando costituiscono la rateizzazione (prestito finalizzato) o il pagamento di un acquisto (carta di credito), e finanziamenti non finalizzati, come i prestiti personali, la cessione del quinto dello stipendio o il consolidamento.