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mercoledì 1 novembre 2017

Amazon spinge sulla musica con Amazon Music Unlimited

Amazon spinge sulla musica digitale con Amazon Musica Unlimited, il servizio che consente di accedere ad oltre 50 milioni di brani, playlist e radio da qualsiasi dispositivo portatile e senza pubblicità e con il quale il gigante del web sta entrando prepotentemente in questo segmento di mercato che rievoca immediatamente, ad oggi, nomi quali Spotify, Itunes, Google Play Music e Deezer.
Con il servizio in abbonamento a 9,99 € al mese (più o meno quanto richiesto dai principali siti per l’erogazione del servizio senza pubblicità) e 99 € annui (due mesi sono gratis), la musica si può ascoltare ovunque e in qualsiasi momento, anche senza connessione, grazie alla modalità offline. E una volta che Amazon Music Unlimited “impara a conoscere” l’utente, si ricevono suggerimenti personalizzati in base alla musica ascoltata.

È possibile conoscere il servizio grazie al periodo gratuito di 30 giorni, a patto che l’utente non abbia beneficiato del periodo gratuito di Amazon Music Unlimited negli ultimi 12 mesi e abbia almeno 18 anni, mentre l’abbonamento annuale, al momento, è riservato ai clienti Amazon Prime. L’app di Amazon Music è disponibile per Fire, iOS, Android, Web, PC e Mac e tanti altri dispositivi.

Per quanto riguarda la qualità dei brani presenti nella libreria musicale di Amazon, ho avuto modo di ascoltare i brani in formato mp3 di tre CD acquistati sul sito ai quali era associato anche quest’ulteriore servizio e posso dire che, online e offline, s’è dimostrata ottima.

domenica 1 ottobre 2017

Le acquisizioni di Amazon. Parola d’ordine: versatilità


Difficile stare dietro alle acquisizioni e agli investimenti fatti da Amazon dalla sua nascita ad oggi, ma la parola d’ordine resta sempre “versatilità”, che, per l’utente, diventa “servizi integrati”.
Dal 1995 la creatura di Jeff Bezos ha, infatti, effettuato oltre 130 acquisizioni e investito in tutti i settori, compreso quello degli alimentari.
In quest’ultimo, dove Amazon era già presente con AmazonFresh, colpisce l’eclatante recente (giugno) acquisto di Whole Foods Market, leader Usa dei cibi biologici (organic) con oltre 400 punti vendita, per 13,7 miliardi di dollari. Un’operazione definita “epocale” sia per la somma impiegata (la più grande mai messa sul piatto dal gigante dell’e-commerce), sia per aver confermato una volta per tutte l’interesse di Bezos e soci per la distribuzione “fisica”.

Ma soltanto pochi mesi prima, a marzo per la precisione, Amazon aveva fatto sapere di aver concluso l’accordo per rilevare Souq.com, azienda e-commerce con base a Dubai leader dello shopping online in Medio Oriente e Nordafrica con una quota di mercato pari al 68%, battendo Emaar Malls, la divisione centri commerciali del colosso immobiliare del Dubai nota ai più soprattutto per la realizzazione del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo (830 metri circa), mentre di recente ritornano le voci che la vedrebbero interessata a Slack, startup statunitense che sviluppa un’applicazione di comunicazione aziendale, il cui valore si aggirerebbe già intorno ai 9 miliardi di dollari.

mercoledì 23 agosto 2017

Alleanza Walmart-Google: parte la sfida ad Amazon

Intesa tra il gigante dei supermercati e Mountain View <<per permettere la vendita di articoli con ordini vocali attraverso Google Assistant>>. Ad annunciarlo sul suo blog pochi giorni fa Marc Lore, numero uno dell’area di vendite online di Walmart, e la sfida al re dell’e-commerce sembra essere partita.
<< A partire da fine settembre – ha scritto il presidente dell’area e-commerce di Walmart -,  lavoreremo con Google per offrire centinaia di migliaia di articoli con ordini vocali tramite Google Assistant>>, dando vita alla <<più grande offerta di distribuzione disponibile sulla piattaforma>>.
Walmart Stores Inc è il più grande rivenditore al dettaglio al mondo, prima multinazionale per fatturato e numero di dipendenti su scala globale e maggiore catena presente nel canale della grande distribuzione.
Lo scorso anno, sempre ad agosto, l’azienda Usa fondata nel 1962 da Sam Walton e oggi di proprietà degli eredi aveva annunciato un accordo per l’acquisizione di Jet.com, piattaforma di commercio online, per 3,3 miliardi di dollari, decidendo di tenere separati i due marchi Walmart e Jet.

Con l’accordo con Big G Walmart si integrerà con Google Express, il servizio di e-commerce di Google che permette già di ordinare prodotti di varie marche molto diffuse e radicate negli Stati Uniti (e non solo).

lunedì 21 agosto 2017

Amazon punta ad un maxi polo nella bergamasca

potrebbe essere amazon l'acquirente dell'ex area Eni di Casirate
Amazon sembrerebbe interessata all’ex area Eni di Casirate, nella Bassa bergamasca. A renderlo noto iieri il Giornale di Treviglio, il cui articolo è stato ripreso dalle principali testate locali.
<<Non abbiamo idea di chi sia l’utente finale – ha spiegato il vicesindaco Manuel Calvi al giornale –, ma l’11 agosto, attraverso lo sportello telematico, è arrivata in Comune la richiesta di permesso di costruire da parte di Digitec, il nostro interlocutore. La pratica verrà vagliata nelle prossime settimane dal nostro ufficio Tecnico. Di fatto l’area ex Eni e un zona industriale, bonificata da tempo, e sulla quale nel Pgt è previsto un Piano integrato di intervento. Un insediamento in quella zona lo vediamo positivamente perché non comporta nessun nuovo consumo di suolo agricolo, già particolarmente penalizzato con l’arrivo di Brebemi e della bretella di collegamento. Se dovesse sorgere un polo di Amazon, leader mondiale nel commercio digitale, ritengo sia una cosa positiva per due ragioni: porterà oneri alle casse del Comune e, speriamo, creerà nuova occupazione sul territorio in un periodo che resta ancora segnato dalla crisi economica>>.
Il polo di Amazon dovrebbe nascere sull’ex area industriale dell’Eni di Casirate, terreni dove negli anni ’70 furono installati quattro pozzi per estrarre metano e petrolio.  
Il giacimento, che, ai tempi, non evitò di sollevare scalpore in Italia, ebbe vita breve e nel 1992 i pozzi vennero chiusi. L’area venne poi bonificata e la parte più grossa, 120mila metri quadrati circa, ceduta alla Digitec, la società del gruppo trevigliese Tecnostrade, e da quest'ultima messa sul mercato.
Fino ad ora nessun compratore si era fatto avanti.
Ora, secondo il Giornale di Treviglio, potrebbe diventare un maxi polo di smistamento degli acquisti on line attorno ad un capannone di ultima generazione da 40mila metri quadrati che, a fronte di un investimento di 80 milioni di euro, potrebbe dare vita a 400 posti di lavoro e valorizzare la tanto bistrattata (e cara) Brebemi.  

mercoledì 16 agosto 2017

e-commerce: Alibaba continua a mietere record

crescono le attività non tradizionali dell'e-commerce

Ricavi in aumento e titolo visto in crescita esponenziale per Alibaba.
Nel secondo trimestre 2017  il gruppo guidato da Jack Ma ha fatto registrare ricavi in aumento del 56% a 50,2 miliardi di yuan (7,4 miliardi di dollari) e utile netto a 14,03 miliardi di yuan ( 2,07 miliardi di dollari).
La più importante fonte di entrate del colosso cinese resta comunque il commercio elettronico, con ricavi su del 58% a 43 miliardi di yuan (6,3 miliardi di dollari), ma comincia a crescere anche il cloud computing.
Il fatturato dei servizi cloud sono infatti aumentati del 96% su base annua a 2,4 miliardi di yuan (359 milioni di dollari), mentre i clienti a pagamento hanno superato per la prima volta la soglia di un milione (+137mila utenti rispetto al trimestre precedente).  
Tuttavia il business ha registrato una perdita di circa 78 milioni di dollari: poco soddisfacenti i conti della divisione media, che offre servizi simili alla piattaforma Netflix, che ha segnato un incremento del 30% (602 milioni di dollari), più basso rispetto ai dati rilevati nei trimestri precedenti.

Per gli analisti il titolo di Aibaba è comunque sottovalutato: gli esperti le azioni del gigante asiatico del commercio elettronico potrebbero vedere un rialzo fino al 34% rispetto ai valori di inizio agosto ($163.92). Alla base delle previsioni più che positive sul titolo c’è stata proprio la conferma, sulla base dei dati trimestrali, dell’espansione positiva delle attività non rientranti nel settore tradizionale dell’e-commerce.

giovedì 4 maggio 2017

La rivoluzione Kindle

Amazon: da negozio online e produttore hi-tech

È con il lancio sul mercato del Kindle che Amazon prende il volo.
A novembre 2007 Bezos presenta il primo modello dell’e-reader che, nella sua semplicità, cambierà il modo di leggere di centinaia di milioni di terrestri e manifesta così al mondo intero che Amazon non vuole essere “soltanto” il più grande negozio online su scala globale.   
La prima versione del Kindle, che Bezos e moglie avevano in principio deciso di chiamare “Fiona”, è in plastica con schermo da 6 pollici e 16 gradazioni di grigi ed è destinata inizialmente al solo mercato USA. Con esso di possono leggere gli e-book venduti da Amazon.
È semplice, forse poco accattivante dal punto di vista squisitamente estetico in un’epoca in cui il design dei prodotti hi-tech è diventato uno dei requisiti fondamentali per il successo sul mercato, ma anche i più “integralisti” sostenitori della carta non riescono a negare l’elevato grado di fruibilità del lettore, comodo, maneggevole (si regge con due dita), capiente, con una batteria, se confrontata con quella di qualsiasi altro dispositivo portatile, dalla durata “infinita” e in grado di garantire una lettura rapida del testo e, cosa per nulla scontata quando si legge su schermo, poco affaticante per la vista.  


Con il Kindle si legge, quindi, meglio, di più e ovunque (o quasi): il successo in patria è pressoché immediato e Amazon riesce ad affermarsi rapidamente anche come produttore di prodotti tecnologici. La sua divisione hardware a Silicon Valley acquista infatti grande visibilità e l’azienda diventa subito una delle big della Bay Area e il suo fondatore e patron uno dei boss di questo polo tanto ambito dai laureati Usa e, soprattutto, europei e asiatici.  
Grazie a Bezos e soci e ai “cervelli” sottratti alle altre Big della Silicon Valley il modo di leggere libri non è più lo stesso e negli anni questo ettore di e-book basato su tecnologia E-link subirà diverse modifiche, fino allo sviluppo di successivi modelli di lettori e tablet low-cost.
Nel 2011, con i Kindle di quarta generazione, Bezos presenta infatti anche il Kindle Fire, il primo tablet di casa Amazon. Nello stesso anno, il 1° dicembre, il Kindle, che da ottobre 2009 aveva cominciato ad affacciarsi sui principali mercati mondiali, sbarca anche in Italia.
Tre anni e mezzo fa ho ricevuto in regalo un lettore Kindle e, pur non essendo mai stato coinvolto dal fenomeno e-book e dal  boom mediatico di questo prodotto di successo targato Amazon devo ammettere che, nella sua semplicità, si è fatto decisamente apprezzare fin da subito.  
Credevo potesse rivelarsi un oggetto “in più” rispetto al tablet e al pc portatile in fatto di lettura e avevo da poco ripreso a leggere con più continuità e acquistato un bel po’ di capolavori, classici e contemporanei, che da tempo mi rimproveravo di non aver ancora letto: l’idea di passare ai libri in formato digitale non l’aveva per nulla presa in considerazione, figurarsi quella di munirmi di un e-reader.

Una piccola pila di libri in attesa di lettura, da un lato, un tablet e un pc dove erano stati scaricati un bel po’ di e-book mai letti, dall’altro, e in mano un oggetto fin troppo semplice, direi spartano o addirittura “primordiale” in fatto di estetica, funzionalità e distribuzione di tasti e comandi, di certo molto meno “stiloso” degli altri e-reade che vedevo affiorare in vari angoli delle librerie che frequentavo di più.  
Difficile dimenticare le prime sensazioni. A fronte dei tanti lettori di e-book toccati nei rivenditori di libri e prodotti hi-tech, tutti leggeri, esili e dagli angoli “arrotondati” come i modelli tablet più in voga in quel momento, avevo davanti a me un prodotto che potrei definire “tozzo”, “squadrato”, con uno sfondo grigio chiaro che stentavo a credere potesse permettere di leggere agevolmente qualcosa e una modalità di inserimento del testo davvero macchinosa e quindi, visti i tempi, insopportabile.  

Ma la “simil-scatoletta” in plastica aveva qualcosa di “intrigante”, a prescindere da tutto ciò che il suo lancio aveva rappresentato per Amazon.
La solidità e la rigidità geometrica del prodotto e i tasti meccanici laterali per girare le pagine (si tratta di un Kindle di quarta generazione non touch, di dimensioni ridotte rispetto ai precedenti, sprovvisto di tastiera ma dotato di un joypad multifunzione posizionato sul suo lato inferiore, presente sul sito italiano di Amazon da aprile 2012) mi davano immediatamente l’idea di avere a che fare più con una sorta di libro rivisitato in plastica e dotato di uno schermo che con un tablet concepito per leggere.  

Superata la difficoltosa (per me) procedura di collegamento alla mia rete wi-fi domestica e di registrazione, per via della digitazione di numeri e lettere attraverso la tastiera virtuale usando il joypad multifunzione, il Kindle cominciava a presentare la sua natura, quella di un semplice lettore di libri digitali con il quale leggere senza le tante distrazioni offerte da un pc, uno smartphone o un tablet e accedere all’immensa libreria di Amazon e a tutti i servizi integrati all’acquisto disponibili ul sito.

La vera differenza sostanziale tra il Kindle e qualsiasi altro dispositivo utilizzabile per leggere libri che vedevo in quel momento era proprio, in altri termini, il mondo e la filosofia di Amazon: immensità e facile fruibilità dei contenuti, semplicità, interattività e pochissimo spazio ai “fronzoli”. Uno stravolgimento di sensazioni che allontanava immediatamente quella iniziale di avere a che fare con qualcosa di “antico”, sia in fatto di estetica, sia per l’utilizzo di un software proprietario che sembra davvero di altri tempi e, nello specifico del mio modello, di un joypad per muoversi sulle pagine e sulla tastiera virtuale, strumento ormai in via di estinzione anche nei moderni smartphone.

Mi ritrovavo così ad acquistare immediatamente un titolo gratis (“101 eBook gratis (oltre questo)” di  Gianluigi Bonanomi) dopo averne letto un estratto e a scaricare molti gratuiti disponibili nel negozio virtuale, leggere le recensioni e le classifiche di vendita, spaziare tra classici e contemporanei e tra testi venduti direttamente da Amazon o da rivenditori terzi che espongono sul sito previo accordi pregressi, trasferire su questo semplice supporto digitale l’intera collezione di Alan Ford dopo averla trasformata in formato mobi e, soprattutto, a parità di tempo impiegato, leggere almeno il 30% in più di quanto normalmente facevo con i libri in formato cartaceo.  

La leggerezza del mezzo e l’alta fruibilità dei contenuti avevano colpito, dunque, anche un lettore sempre più occasionale e poco propenso agli ebook-reader. E grazie alle promozioni Amazon e al connubio tra prezzi bassi (o nulli) e recensioni di “semplici” lettori (acquirenti verificati dal sito stesso) scaricavo e divoravo, uno dietro l’altro, titoli quali “Il Colonnello Bertolotti” di Robert Persson, “Malatesta - Indagini di uno sbirro anarchico (Vol.1)” di Lorenzo Mazzoni, “Un maledetto guaio, Kowalski” di Antonio Chiconi (un mito tra gli scrittori conosciuti sul web, grazie soprattutto al personaggio Kowalski e al mondo del Condom), “Vivere al sicuro è pericoloso” di Marco Iannò, “Ultime della notte: La prima indagine del commissario Kostas Charitos” di Petros Markaris, “Assassino senza volto: La prima inchiesta del commissario Wallander” di Henning Mankell, “Zona pericolosa” di Lee Child, “Novella del buon vecchio e della bella fanciulla” di Italo Svevo, “La Tempesta” di William Shakespeare, “Colpo secco”, ancora Lee Child e il tenebroso Jack Reacher, e tantissimi fumetti.
Al di là di qualche classico, che non ha mai fatto male a nessuno, avevo scoperto e apprezzato autori esordienti (o quasi) e mostri sacri come Markaris, Mankell e Child che mai e poi mai avrei adocchiato in una libreria tradizionale, confinati come erano (e sono) in sezioni quali giallo, giallo-thriller o action dove non riesco proprio ad addentrarmi.

E la facilità di lettura, la portabilità dello strumento e la privacy che garantisce utilizzandolo in pubblico rendevano la lettura talmente più agevole che veniva meno anche quella sorta di sacralità che ancora oggi odiosamente accompagna l’atto di leggere quando si ha in mano un vero e proprio libro (in un paese dove si legge pochissimo).

Nonostante tutto ciò, ho continuato a comprare libri in formato cartaceo e così mi sono allontanato per interi semestri dal mio “diabolico” Kindle.  
Qualche mese dopo il sequel di letture digitali di cui sopra, grazie ad amazon.it e, soprattutto, a libraccio.it, riuscivo a recuperare alcuni titoli di Tibor Fischer e Tom Robbins che cercavo da tempo e che erano ormai fuori catalogo o produzione. E con “Coscine di pollo” e “La gang del pensiero” (entrambi usati), i due libri che cercavo da un bel po’ di tempo più di qualsiasi altro, mi venivano recapiti, in un paio di spedizioni, “Profumo di Jitterbug”, “Il nuovo sesso: cowgirl” e “B come birra”, sempre di Robbins, “Il collezionista” e “Viaggio al termine di una stanza” di Fischer, “La nausea” di Sartre, “Il mastino dei Baskerville” di sir Conan Doyle, “I fratelli Karamazov”, “Delitto e Castigo” e “I demoni” del sempre redivivo Fëdor Dostoevskij e tanti altri titoli che, come succede a molti appassionati di letteratura, avevo sempre desiderato leggere ma che ne avevo sempre posticipato l’acquisto o la presa visione.  

Cosa dire? Consumato “Viaggio al termine di una stanza”, opera davvero bizzarra di quel Fischer che avevo conosciuto venti anni prima con “Sotto il culo della rana” e iniziata la lettura de “I fratelli Karamazov”, venivo preso da “Coscine di pollo”, prima, e “La gang del pensiero”, poi, per passare successivamente a “La nausea” di monsieur J.P. Sartre e chiudere la sequenza di capolavori con “Il mastino dei Baskerville”. Il cartaceo mi ripiaceva, mi dicevo, e il Kindle giaceva, scarico, ormai impolverato su un mobile.

Ma la lettura “a puntate”, quasi a replicarne il tipo di pubblicazione, dei Fratelli Karamazov non ripartiva, né riuscivo a completare l’opera di Doyle che segnò il ritorno di Sherlock Holmes sulla scena dopo le tante polemiche suscitate dalla scelta dell’autore di concludere l’epopea dell’illustre investigatore inglese per dedicarsi ad altro.
Decidevo quindi di ricorrere ad un’antica terapia con la quale avevo in passato affrontato egregiamente questa sorta di “blocco del lettore”, una cura che aveva nome e cognome, Manuel Vazquez Montalban,  e, ovviamente, un titolo, “Millennio” questa volta. Ma fatte fuori in poche ore un centinaio e più di pagine, come del resto era accaduto per gli altri due tomi sospesi, anche con i due volumi che avevano come protagonisti Pepe Carvalho notavo grosse difficoltà a proseguirne la lettura. Il ritorno di Sherlock Holmes, forse la più bella pubblicazione avente come protagonista l’investigatore più televisivo e cinematografico della storia, l’opera matura di quello scrittore russo che mi aveva stregato ancora adolescente con “L’idiota” e “Memorie dal sottosuolo” e con “Il giocatore” poco più che trentenne e l’epopea tra Spagna, Italia, Grecia, Egitto, Israele, Libano, Azerbaijan, Turkmenistan, Afghanistan, India, Bangkok, Singapore, Bali, Australia, Cile, Argentina, Brasile, deserto africano, Alessandria e ritorno in Catalogna di Pepe Carvalho e il fido Biscuter erano tutti fermi a metà.  
Per fortuna la soluzione mi veniva offerta proprio da Internet e dal mio Kindle: in rete recuperavo in formato mobi e pdf (poi tramutati anch’essi in mobi) i quattro libri e in poco più di un mese ne completavo la lettura tramite il lettore di Amazon.
Avevo provato con grande soddisfazione quella contaminazione tra tradizione e innovazione, tra Web e negozi tradizionali che proprio il colosso di Bezos stava dimostrando al mondo intero essere la nuova frontiera dell’economia (partendo proprio dai libri).

Gli integralisti della carta, i collezionisti (categoria nella quale temo spesso di sprofondare anch’io) e coloro che hanno bisogno di affaticare la vista, tagliarsi con il bordo dei fogli o soffrire per la scarsa maneggevolezza di un libro per leggere non apprezzeranno, ma trovo un vero peccato che non sia sempre facile reperire a costo zero (o quasi) la versione digitale di un testo già acquistato in formato cartaceo: applicherei la soluzione adottata a suo tempo con i Karamazov, il Mastino di Baskerville e Millennio 1 e 2 con gran parte dei libri che ho acquistato negli ultimi due anni. Adoro i libri, ma leggere deve essere semplice. (continua)

domenica 23 aprile 2017

Dal garage di Bezos a icona mondiale dell'e-commerce: la storia di Amazon

Nata come piccola azienda intenzionata a cavalcare la diffusione di Internet per vendere i propri articoli, Amazon è diventata in meno di un decennio un colosso mondiale, leader dell’e-commerce ad ampio raggio, punto di riferimento per appassionati e non del web e del commercio online ed esempio delle opportunità di vendita offerte dalla rete e di quanto dinamismo e coraggio di cambiare occorra per restare sul mercato da protagonista.

Quando nel 1994 Jeff Bezos, fondatore e attuale CEO  di Amazon, lasciò New York per trasferirsi a Bellevue, nello stato di Washington (l’anno successivo l’azienda si registrò nel Delaware, per trasferirsi poi a Seattle, di nuovo nel Washington), dove comprò subito casa, l’idea era quella di vendere libri in tutto il mondo dal garage annesso alla sua nuova abitazione, la prima vera sede di Amazon.

Si era trasferito nella grande Mela dopo aver conseguito una laurea in ingegneria a Princeton, lavorando, prima, a Wall Street nel settore informatico, poi alla Fitel, partecipando alla costruzione di una rete per il commercio internazionale, e, infine, alla DE Shaw & Co, finanziaria dove ricopriva anche la carica di vice presidente.
E New York Bezos aveva appreso dell’imminente esplosione del comparto dell’e-commerce e desiderava  tanto farne parte.
Se il progetto e la fuga da NYsembrano anche oggi molto bizzarri, Bezos aveva le idee ben chiare (anche in fatto di redditività) su questa scelta.  
Il trasferimento sulla costa orientale degli Usa, dove occorre svegliarsi prima per sapere cosa sta accadendo nel resto del mondo, ma dove il sole tramonta quando tutto volge al termine altrove e si ha ancora il tempo di pianificare il lavoro (e, soprattutto, le consegne) per il giorno successivo, la scelta del nome, con la ‘a’ come iniziale (tipico di chi all’epoca conosceva la rete e come essere trovati più facilmente) e semplice, ma dai connotati mitologici, esotici e immediatamente evocativi di forza, fierezza e eternità (che ci si riferisca al fiume più lungo del mondo o alle donne guerriero che hanno messo a dura prova l’antica Grecia poco cambia), e dell’oggetto delle compravendite online, i libri inizialmente, scelti da una classifica di  cinque prodotti più richiesti dal mercato più facilmente vendibili attraverso un sito web e gestibili in sapzi ridotti e da pochissime persone stilata dallo stesso Bezos (con CD, software, hardware e videocassette) dopo averne valutati almeno venti, non erano affatto frutto di casualità.

L'azienda parte con un gruppetto di individui che impacchetta e spedisce libri dal garage del suo fondatore, con tre computer, un capitale di investimento di 300mila dollari, 300 persone scelte tra i primi navigatori del Web a fare da clienti “cavia” e un piano di sviluppo, redatto dallo stesso Bezos, che non prevede utili nei primi cinque anni di attività, anche se, complice la ‘bolla di Internet’, bisognerà aspettare un paio di anni in più rispetto alle stime per vedere il primo dividendo.

Il lancio di Amazon.com (nei primi mesi Bezos usa il nome Cadabra.com) avviene nel luglio del 1995 e il primo libro ad essere venduto e spedito è “Fluid Concepts and Creative Analogies: Computer Models of the Fundamental Mechanisms of Thought” di Douglas Hofstadter. Il sito, grazie alla combinazione di un catalogo ricchissimo di titoli e prezzi davvero molto contenuti, conosce un successo incredibile già nei primi mesi di attività e, nonostante le poco appetibili stime di Bezos, attira altri investitori.

Amazon diventa subito un fenomeno della rete e pochi mesi dopo il lancio del sito agli utenti viene data la possibilità di lasciare la propria opinione sui libri acquistati. Sembra qualcosa di scontato oggi, per gli acquisti online scegliamo il più delle volte i siti dove ai prodotti è associato il maggior numero di recensioni di chi ha già effettuato lo stesso acquisto prima di noi, ma l’idea di Bezos si rivela ancora una volta rivoluzionaria: da semplice sito di e-commerce la sua creatura si trasforma in una vera e propria community, nella quale gli utenti mettono a disposizione la propria esperienza per aiutare altri sui potenziali acquisti da fare, un punto di riferimento per chi cerca libri su Internet.

Forte del successo e del bagaglio culturale del fondatore, e non proprio in condizioni economiche rosee, già nel 1997 Amazon allarga il proprio business a CD e film e decide di sbarcare in borsa. Il 15 maggio 1997, con il simbolo AMZN, l’azienda si quota sul NASDAQ con un prezzo iniziale di 18 dollari per azione. Amazon, tuttavia, cresce più lentamente di tante altre Internet company e agli azionisti il trend non piace affatto e già nel 1998 al suo catalogo vengono aggiunti software, videogame, giocattoli, elettronica di consumo e utensili per la casa e l’azienda sbarca oltreoceano, aprendo nuove sedi in Germania e Regno Unito. Una mossa, quest'ultima, che nel brevissimo periodo non produce ricchezza ma che l’anno dopo spinge Time a scegliere Jeff Bezos come ‘uomo dell’anno’ per la rivista Time, che gli riconosce appieno i meriti nella diffusione dell’e-commerce su scala globale.

La bolla di Internet non risparmia nessuna delle dot-com presenti sul mercato e i primi anni del ventunesimo secolo mettono a dura prova la tenuta di Amazon.  
L’azienda, sull’orlo del fallimento e con gli azionisti sul piede di guerra per non aver visto ancora un dividendo, taglia circa mille posti di lavoro, ma prova ad andare avanti.

Gran parte delle dot-com nate proprio sull’onda del boom di Internet scompaiono, ma la creatura di Bezos resiste e, divenuta ormai un colosso internazionale, specie se paragonata alle dimensioni medie delle aziende protagonisti della web economy, allarga ulteriormente il suo catalogo e nel quarto trimestre del 2002 raggiunge il primo profitto della sua storia.

Stiamo parlando, in realtà, di  utili pari a 5 milioni di dollari, vale a dire un centesimo di dollaro per azione di dividendo, ma  il risultato rappresenta un’importante inversione di tendenza (e si sa quanto conti il sentiment per gli investitori e i consumer): da quel giorno Amazon è sempre rimasta in attivo, maturando 35 milioni di dollari di profitti netti nel 2003, addirittura 588 milioni nel 2004 e 359 milioni nel 2005, anno in cui l’azienda approda nell’indice S&P 500.

Molto più significativa la dinamica dei ricavi negli stessi anni successivi alla bolla del web, fortemente condizionata dalla diversificazione dell’offerta e dalla presenza più radicata in ambito internazionale: 3,9 miliardi di dollari nel 2002, 5,3 nel 2003, anno in cui mise a segno una delle più grandi vendite online della storia dell’e-commerce, 1,3 milioni di copie del romanzo “Harry Potter e l'Ordine della Fenice”., 6,9 nel 2004 e 8,5 nel 2005.  

Quella che era una libreria online e che aveva come unico luogo fisico di lavoro il garage dell’abitazione del capo diventa l’azienda simbolo dell’e-commerce: Amazon è ormai “il commercio elettronico”. (continua)

sabato 15 aprile 2017

L’e-commerce nel ventunesimo secolo


couponing, vendite dirette, m-commerce e PayPal: l'e-commerce del ventunesimo secolo è tutto da scoprire

Lo schema di base dell’e-commerce prevede che un’azienda proponga il proprio catalogo di prodotti anche online consentendone l’acquisto diretto in rete, con pagamento tramite carte di credito, affiancate successivamente anche da PayPal, carte prepagate, ecc., ma di cambiamenti negli anni ce ne sono stati tanti e alcuni anche significativi.

Sono cambiati e continuano a cambiare, ad esempio, i sistemi di gestione delle transazioni e della sicurezza dei pagamenti. Basti pensare alla già citata PayPal, nata nel 1998 e acquisita nel 2002 da Ebay, la cui storia e il cui successo sono strettamente correlati alla storia e al successo dell’e-commerce, o alle modalità di pagamento sempre più avanzate e tecnologicamente innovative messe in campo dai principali protagonisti del mondo web e hi-tech via smartphone, Android o Apple o Google Pay, tanto per restare tra le più diffuse.
Sono state, nel contempo, messe in piedi anche strategie di commercio online capaci di stimolare la richiesta di servizi in rete, sia per quanto riguarda la domanda di prodotti specifici, sia per quanto concerne il lato vendita.
Si puà pensare, ad esempio, agli acquisti di gruppo e al fenomeno couponing, già particolarmente ‘ingolfato’ e in fase di rivisitazione, a alle vendite private sviluppatesi tanto grazie al web e tantissimo con il dirompente sviluppo dei social.

Leader indiscusso dell’e-couponing è Groupon, nata nel 2008 negli Usa e arrivata in Italia nel 2010.
Il noto sito si basa sull’acquisto di coupon che danno il diritto a sconti su prodotti e servizi di ogni genere, con una certa predisposizione ai servizi di cui poter usufruire con una certa rapidità su base locale, ed ha contribuito in modo rilevante (+25%) alla crescita dell’e-commerce nel nostro Paese (che ha sperimentato anche l’esperienza, interessante seppur breve, di Prezzofelice.it), pur subendo un drastico ridimensionamento già dal 2011 (da allora Groupon ha chiuso in diversi Stati).

Protagonista principale e pioniere delle vendite private è invece Vente-Privee.com, nata nel 2001 e presente in diversi Paesi del Vecchio continente, Italia inclusa.
Il suo business sul commercio online è organizzato in vendite-evento (flash sales) di prodotti di marca a prezzi scontati, riservate ai soli iscritti al sito che ricevono un invito specifico in occasione della vendita promozionale. Premiata più volte per la qualità del servizio clienti, nel 2014 l’azienda ha tentato lo sbarco negli Stati Uniti, ma l’operazione in joint venture con American Express non è andata a buon fine e, come tutti gli attori del comparto, l’azienda oggi cerca di percorrere anche la via del mobile.

Gran parte delle recenti evoluzioni in ambito e-commerce si registrano infatti sul fronte delle piattaforme utilizzate per vendere nel mondo mobile.  
Il mobile-commerce (M-Commerce) parte anch’esso negli anni Novanta con il pagamento via SMS dei primi prodotti e servizi (molto usato, già prima dell’arrivo degli smartphone, per il ticketing) e continua oggi con le shopping apps. Dallo scorso anno il mobile-commerce è quello che sta registrando i maggiori tassi di crescita nel campo delle vendite online, ma anche il mondo social pare promettere bene (Facebook Marketplace è sbarcato anche in Italia ad ottobre dello scorso anno).

domenica 9 aprile 2017

e-commerce: un po’ di storia

le radici del commercio elettronico

L’e-commerce, come lo conosciamo oggi, si affaccia nel mondo globale ben prima dello sviluppo, e della stratosferica diffusione, del World Wide Web.
Già sul finire degli anni ’70 si riscontra, infatti, il ricorso al sistema EDI, Electronic Data Interchange, per generare e scambiare documenti commerciali in maniera automatizzata tra aziende ed ancora oggi tale metodo è rimasto uno dei passaggi fondamentali del B2B. Basti pensare, ad esempio, che una grande catena come l’americana Walmart non accetta fornitori che non rispettino i requisiti EDI sanciti dal gruppo.

Il primo vero e-commerce nasce in Francia nel 1982 con il lancio del Minitel, una rete commerciale promossa dall’azienda di poste e telecomunicazioni transalpina che funzionava via modem utilizzando il sistema videotext (quello di televideo).
Ma è nel 1984, con l’integrazione del sistema EDI, sempre più utilizzato dalle aziende di grandi dimensioni attraverso reti di telecomunicazione private, alla rete internet, quindi alla comunicazione pubblica, che nasce quel sistema flessibile che conosciamo attraverso le sue evoluzioni e che ha gettato le basi del funzionamento standard dei principali protagonisti dell’e-commerce su scala mondiale.  


Per il commercio B2C occorre aspettare invece il 1994, quando Netscape lancia il primo browser dotato di protocollo crittografico Secure Socket Layer (SSL), apripista della prime transazioni online sicure. E nasce, proprio nello stesso anno, a giugno, uno dei colossi che hanno fatto la storia dell’e-commerce, deciso protagonista del comparto ancora oggi, Amazon. L’anno dopo è il turno di Ebay e nel 1999 nasce Alibaba, colosso cinese ormai protagonista indiscusso della borsa Usa.
Nel frattempo, nel 1998, parte la prima libreria online italiana, ibs.it, sito che ha dato il via al commercio elettronico nostrano con il primo acquisto con carta di credito. E ben prima di Amazon, ibs.it affianca alla vendita online una rete di librerie fisiche e anche una serie di partnership e acquisizioni che hanno consentito alla società, nel 2013, di superare la fatidica soglia di 100 milioni di euro di fatturato.

La seconda metà degli anni ’90 si caratterizza per una navigazione in rete sempre più intuitiva e il proliferare di protocolli di sicurezza più avanzati, un conseguente aumento vertiginoso di utenti connessi e quel boom di Internet che passerà alla storia con la definizione di ‘new economy’.
Il picco di tale accelerata si registra tra il 1997 e il 2000, quando alla crescita degli utenti si accompagna quella delle aziende operanti negli ambiti affini ad internet e del valore delle loro azioni, lievitato ad un ritmo estraneo a qualsiasi logica di mercato. Si parla di web economy ma a marzo 2000 si urla per la bolla web, il cui scoppio sancisce la morte di molte delle compagnie emergenti del settore e infetta inevitabilmente l’economia tutta.

L’e-commerce però resiste. L’idea stessa di commercio è stata ormai rivisitata, se non rivoluzionata, dalla diffusione di Internet: l’abbattimento di barriere tra Stati e la possibilità del consumatore di poter spaziare tra un’offerta non più limitata in ambito geografico sono ormai assodati e, dove la rete è ampiamente diffusa, radicati nelle abitudini del consumer. Anche i negozi fisici comprendono che il commercio elettronico non è più solo un rivale, ma, anzi, un’opportunità che reca vantaggi perché, integrata nel proprio business, può migliorare i dati di vendita.
Anche nel dopo bolla la crescita dell’e-commerce è continua, per quanto non rapida allo stesso ritmo nei diversi Paesi della Terra. (continua)