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sabato 15 aprile 2017

L’e-commerce nel ventunesimo secolo


couponing, vendite dirette, m-commerce e PayPal: l'e-commerce del ventunesimo secolo è tutto da scoprire

Lo schema di base dell’e-commerce prevede che un’azienda proponga il proprio catalogo di prodotti anche online consentendone l’acquisto diretto in rete, con pagamento tramite carte di credito, affiancate successivamente anche da PayPal, carte prepagate, ecc., ma di cambiamenti negli anni ce ne sono stati tanti e alcuni anche significativi.

Sono cambiati e continuano a cambiare, ad esempio, i sistemi di gestione delle transazioni e della sicurezza dei pagamenti. Basti pensare alla già citata PayPal, nata nel 1998 e acquisita nel 2002 da Ebay, la cui storia e il cui successo sono strettamente correlati alla storia e al successo dell’e-commerce, o alle modalità di pagamento sempre più avanzate e tecnologicamente innovative messe in campo dai principali protagonisti del mondo web e hi-tech via smartphone, Android o Apple o Google Pay, tanto per restare tra le più diffuse.
Sono state, nel contempo, messe in piedi anche strategie di commercio online capaci di stimolare la richiesta di servizi in rete, sia per quanto riguarda la domanda di prodotti specifici, sia per quanto concerne il lato vendita.
Si puà pensare, ad esempio, agli acquisti di gruppo e al fenomeno couponing, già particolarmente ‘ingolfato’ e in fase di rivisitazione, a alle vendite private sviluppatesi tanto grazie al web e tantissimo con il dirompente sviluppo dei social.

Leader indiscusso dell’e-couponing è Groupon, nata nel 2008 negli Usa e arrivata in Italia nel 2010.
Il noto sito si basa sull’acquisto di coupon che danno il diritto a sconti su prodotti e servizi di ogni genere, con una certa predisposizione ai servizi di cui poter usufruire con una certa rapidità su base locale, ed ha contribuito in modo rilevante (+25%) alla crescita dell’e-commerce nel nostro Paese (che ha sperimentato anche l’esperienza, interessante seppur breve, di Prezzofelice.it), pur subendo un drastico ridimensionamento già dal 2011 (da allora Groupon ha chiuso in diversi Stati).

Protagonista principale e pioniere delle vendite private è invece Vente-Privee.com, nata nel 2001 e presente in diversi Paesi del Vecchio continente, Italia inclusa.
Il suo business sul commercio online è organizzato in vendite-evento (flash sales) di prodotti di marca a prezzi scontati, riservate ai soli iscritti al sito che ricevono un invito specifico in occasione della vendita promozionale. Premiata più volte per la qualità del servizio clienti, nel 2014 l’azienda ha tentato lo sbarco negli Stati Uniti, ma l’operazione in joint venture con American Express non è andata a buon fine e, come tutti gli attori del comparto, l’azienda oggi cerca di percorrere anche la via del mobile.

Gran parte delle recenti evoluzioni in ambito e-commerce si registrano infatti sul fronte delle piattaforme utilizzate per vendere nel mondo mobile.  
Il mobile-commerce (M-Commerce) parte anch’esso negli anni Novanta con il pagamento via SMS dei primi prodotti e servizi (molto usato, già prima dell’arrivo degli smartphone, per il ticketing) e continua oggi con le shopping apps. Dallo scorso anno il mobile-commerce è quello che sta registrando i maggiori tassi di crescita nel campo delle vendite online, ma anche il mondo social pare promettere bene (Facebook Marketplace è sbarcato anche in Italia ad ottobre dello scorso anno).

mercoledì 12 ottobre 2016

Facebook per le aziende: come funziona Workplace



Dal primo ottobre Facebook si occupa anche di lavoro.  
Dopo averlo testato per circa due anni con un numero limitato di aziende, il social creata da Mark Zuckerberg questo mese ha fatto esordire online il suo nuovo servizio Workplace, la piattaforma per creare social network aziendali a pagamento.
Il sistema, circolato con il nome di “Facebook at Work” tra la fine del 2014 e i primi mesi dello scorso anno, attraverso strumenti molto simili a quelli utilizzati con il noto sociale network, si propone come alternativa a quelli interni a cui tante aziende fanno ricorso per mettere i dipendenti in contatto tra loro.  
Un segmento social, ricordiamolo, che sta attirando l’attenzione di start-up e big del settore, come ad esempio Slack, nel primo caso, e Microsoft, che, tra le tante novità, sta estendendo le funzionalità di Skype per renderlo più idoneo a gestire le comunicazioni nelle imprese, e Google, per quanto riguarda la condivisione delle applicazioni per preparare documenti e fogli di calcolo tra colleghi, nel secondo.
Come funziona Workplace. Per chi usa abitualmente Facebook (che conta ormai 1,7 miliardi di iscritti), molti servizi di Workplace sono già ampiamente noti. È possibile infatti pubblicare singoli post, lasciare commenti, trasmettere video in diretta, caricare immagini, scrivere in chat di gruppo, partecipare a videoconferenze e visualizzare una sezione Notizie con tutti gli aggiornamenti lasciati dagli altri utenti. Workplace dà anche la possibilità di condividere documenti e file di vario tipo, attività che in tante aziende sono spesso gestite ancora con le tradizionali email.
Il funzionamento di base delle due piattaforme è dunque identico, ma Workplace è limitato alle persone che lavorano in un’azienda, come se quest’ultima avesse un proprio social network.  
Come Facebook, inoltre, permette di estendere la dimensione di ogni social network aziendale senza particolari limiti.

Il servizio è a pagamento ma Facebook, grazie alle tariffe alquanto vantaggiose previste, conta di raccogliere immediati consensi (e tante adesioni) già nei prossimi mesi.  
A differenza dei “specialisti” che hanno acquistato notorietà nel segmento lavoro, con la nuova creatura di casa Zuckerberg l’azienda non paga per ogni account attivato, ma solo per quelli attivi almeno una volta al mese: una soluzione che se per le piccole aziende non dovrebbe comportare chissà quale risparmio, diventa invece vantaggiosa per tutte quelle società con decine di migliaia di utenti.
Così ogni utente attivo al mese costerebbe all’azienda 3 dollari se sono attivi fino a 1.000 utenti, 2 dollari fino a 10mila utenti e infine 1 dollaro oltre tale soglia, a fronte di tariffe praticate dai competitor che vanno dai 15 ai 10 dollari.  
E per coloro che sono iscritti ma poco attivi, Workplace promette nuove soluzioni per incrementare il coinvolgimento di tutti.


Le prime aziende. Nella sua fase di test Workplace è stato adottato dalla Royal Bank of Scotland, che conta oltre 100mila dipendenti, mentre tra gli attuali nuovi clienti figurano Danone, circa 100mila impiegati, la catena di caffetterie Starbucks, quasi 240mila dipendenti, e il noto servizio per le prenotazioni online di alberghi booking.com, che occupa oggi oltre 13mila dipendenti.  
La sfida a Linkedin è partita.