sabato 12 agosto 2017
e-commerce: vola l’export del made in Italy
L’export del made in Italy vola. Soprattutto se guardiamo al settore agro-alimentare, da sempre comparto trainante della nostra economia all’estero, la continua crescita dei dati è confermata dai dati comunicati dall’Istat: secondo le ultime rilevazioni, i primi sei mesi del 2017 hanno fatto registrare un aumento delle esportazioni del 10,9%, battendo il record del 2016 anche per quanto riguarda il fatturato, in precedenza intorno ai 38 miliardi di euro.
Indispensabile per il boom dei prodotti made in Italy all’estero Internet. Il commercio elettronico ha infatti consentito di mettere in piedi diverse campagne di marketing online raggirando barriere geografiche e l’impennata dei costi che avrebbe comportato il ricorso ai classici canali promozionali.
Gli acquisti online sono, inoltre, molto semplici da effettuare anche dall’estero, aspetto quest’ultimo che non può che far lievitare ancor più l’apprezzamento del made in Italy oltre le naturali frontiere del Paese.
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domenica 6 agosto 2017
CM0102: Avellino 2016-2017, obiettivo salvezza
L’Avellino (meglio, l’Unione Sportiva Avellino 1912) 2016-2017 che mi ritrovo a gestire è quella aggiornata ad ottobre 2016 (grazie ai data updates reperibili qui), guidata da Domenico Toscano, prima, e, nel girone di ritorno, da Walter Novellino, che chiuderà il campionato al 14esimo posto in classifica.
Subentro fin di primi di luglio a Toscano e ricevo la consueta comunicazione di inizi lavori dalla società, che, nello specifico, mi richiede di lottare per la salvezza, specificandomi la somma (striminzita) destinata al mercato dei trasferimenti. Fisso un’amichevole con l’Agropoli tra i tre incontri d’agosto del girone di Coppa Italia nel quale siamo stati sorteggiati e organizzo gli allenamenti cercando di individuare il modulo e gli accorgimenti che meglio mi possano permettere di schierare i calciatori che ho trovato in squadra inquadrati come titolari o, comunque, meglio dotati calcisticamente e impostando fin da subito dei criteri di ricerca giocatori sul mercato, soprattutto lato difesa e centrocampo (che vedevo molto “leggeri”).
L’organico dell’U.S. Avellino 1912, aggiornato ad ottobre, dunque a chiusura mercato, è quello ufficiale, reperibile anche online sui siti che si occupano di calcio.
Portieri Pierluigi Frattali, ex Cosenza ed oggi al Parma, punto fermo della squadra, il serbo Boris Radunović, in prestito dall’Atalanta ed oggi alla Salernitana, e, in prestito dal Bari ed oggi al Sudtirol – Alto Adige, Daniel Offredi.
In difesa l’uruguaiano Alejandro González, destro/centrale, in prestito dalla Ternana via Verona, lo svizzero naturalizzato albanese Berat Ridvan Djimsiti, centrale, in prestito dall’Atalanta, Marco Migliorini, centrale, il ghanese Isaac Donkor, sinistro/centrale in prestito dal Bari via Inter e oggi al Cesena, Patrick Asmah, sinistro/centrale, anch’egli in prestito con diritto di riscatto (e contro-riscatto) dagli orobici, Layousse Diallo, centrale, dalla Fiorentina a titolo definitivo, Maxime Giron, sinistro, e Simone Petricciuolo, destro, entrambi di ritorno per fine prestito dal Melfi, e qualche giovane da tener d’occhio come il difensore centrale/mediano Giannis Asvestopoulos, giovanissima promessa greca riscattata (a titolo gratuito) dalle giovanili del Varese (ed oggi in forza al Lugano U21).
Per il centrocampo l’ex Brescia e Slovan Bratislava Richard Lašík, difensore/centrocampista centrale/destro arrivato (fine contratto) all’Avellino dopo aver giocato nelle nazionali slovacche giovanili, in quella maggiore, nella nostra serie B e anche in Europa League, l’ala sinistra Soufiane Bidaoui, talentuoso marocchino nato in Belgio e svincolatosi dal Parma dopo aver giocato in prestito al Crotone e al Latina, Angelo D'Angelo, centrale “storico” del club e capitano, unico tesserato dei lupi ad aver giocato in tutte le categorie in cui, complice il fallimento della vecchia Avellino Calcio, la squadra aveva militato dal 2009 in poi, il bresciano Fabrizio Paghera, mediano, William Jidayi, difensore/centrocampista centrale con una lunga militanza nella serie cadetta tra Sassuolo e Juve Stabia e tantissime partite anche nelle serie inferiori, il promettente regista/incontrista belga di origini congolesi Stephane Omeonga, l’ala destra Idrissa Camará, guineense prelevato dalla Correggese, Daniele Verde, trequartista destro/centrale-ala in prestito dal Pescara via Roma, Salvatore Molina, ala destra in prestito dall’Atalanta, Davide Gavazzi, centrocampista/trequartista destro/centrale scuola Milan con una lunga militanza nel Vicenza e, in prestito dalla Samp, a Terni, Alessandro Sbaffo, trequartista/mezzala cresciuto nelle giovanili del Chievo e in prestito, tra le tante compagini, anche all’Avellino un paio di anni prima del mio arrivo, Niccolò Belloni, centrocampista destro in prestito dalla Ternana via Inter, e Luca Crecco, fluidificante/centrocampista di sinistra in prestito dalla Lazio.
In attacco Luigi Castaldo, punta 34enne, campano e bandiera della squadra, forte dal punto di vista fisico e tecnico e, all’occorrenza, grande opportunista, Matteo Ardemagni, attaccante/punta centrale scuola Milan e tantissime partite in prestito tra serie C e B, arrivato dall’Atalanta (che lo aveva acquistato nel 2010 dal Cittadella per 3,80 mln) a contratto scaduto dopo aver giocato l’anno prima a Perugia in prestito, Andrea Arrighini, punta centrale, rientrato dal prestito al Cosenza, Benjamin Mokulu Tembé, attaccante potente belga di origini congolesi (come Omeonga) con un importante passato tra campionati, coppe nazionali ed Europa League tra Lokeren e Malines, Mohamed Soumaré, seconda punta belga di origini guineense e un passato nelle giovanili dell'Anderlecht, di ritorno dal Melfi, dove era stato in prestito il campionato precedente con Petricciuolo e Giron, e Umberto Eusepi, in prestito dal Pisa.
Riflessioni (pippe a posteriori). L’organico è di tutto rispetto e sulla carta la salvezza richiestami dalla società non sembra un’impresa di quelle ardue.
Certo, si tratta di un gruppo di calciatori messi insieme a colpi di prestiti e ingaggi a parametro zero, e chi ha operato sul mercato per riuscirci è stato bravo: la priorità diventa dunque quella di creare una squadra. E farlo nel più breve tempo possibile e nella consapevolezza che c'è da mettere mano su centrocampo e difesa, magari ricorrendo ancora al mercato con quei pochissimi soldi messimi a disposizione (e prima che si esauriscano per coprire le spese correnti).
Senza dimenticare che tre portieri sono pochi e un quarto, almeno per completare la rosa, andrebbe reclutato (Tommaso Bianco si è svincolato a scadenza contratto), terzini veri e propri di proprietà della squadra non ce ne sono.
I più accreditati a giocare sulle fasce in difesa sarebbero Donkor e González, ma quest’ultimo anche il più idoneo a giocare nel ruolo di difensore centrale (per doti fisiche, capacità di marcare l’avversario, senso della posizione e del gioco di squadra) e anche Donkor sembra, comunque, più un vero e proprio marcatore che il terzino sinistro di cui avremmo bisogno.
Giron e Petricciuolo presentano doti da “fluidificanti leggeri”, magari da far giocare qualche metro più avanti la linea difensiva, ma in quest’ottica Lašík, a destra, e il giovanissimo Crecco, a sinistra, mi sembrano più gettonati. Ma giocando con due fluidificanti larghi dovrei anche prendere in seria considerazione una riconversione di ruolo per Soufiane Bidaoui da ala a terzino alto: come rinunciare al tesserato più dotato dal punto di vista tecnico e riconosciuto dai compagni come "elemento essenziale della squadra" già durante le prime sedute di allenamento?
A centrocampo non vedo un vero centrocampista difensivo, D’Angelo, il capitano, è un perno della squadra, ma, per doti fisiche, capacità difensive e visione di gioco, c'è bisogno almeno di un altro centrocampista, e molto diverso da lui. Jidayi, almeno per doti fisiche e difensive, potrebbe forse rimediare in parte al significativo vuoto in questa parte del campo, il giovanissimo Omeonga, tra l’incontrista e il regista, pare avere tutte la caratteristiche che manca agli altri due ma non ha ancora maturato quelle caratteristiche fisico-atletiche per diventare un punto fermo della squadra e Paghera pare non possedere le qualità per vestire la maglia da titolare. Salvo un impiego alternato degli ultimi tre accanto a D’Angelo o di uno dei trequartisti sull’asse mediana, e con l’auspicio che il capitano non avesse mai un raffreddore (figurarsi un infortunio), devo trovare un altro uomo, e di peso, altrimenti quel “lottare per evitare la retrocessione” fissato come obiettivo dalla società potrebbe acquisire un significato molto più profondo.
In attacco siamo, invece, ben ferrati.
Per il centrocampo l’ex Brescia e Slovan Bratislava Richard Lašík, difensore/centrocampista centrale/destro arrivato (fine contratto) all’Avellino dopo aver giocato nelle nazionali slovacche giovanili, in quella maggiore, nella nostra serie B e anche in Europa League, l’ala sinistra Soufiane Bidaoui, talentuoso marocchino nato in Belgio e svincolatosi dal Parma dopo aver giocato in prestito al Crotone e al Latina, Angelo D'Angelo, centrale “storico” del club e capitano, unico tesserato dei lupi ad aver giocato in tutte le categorie in cui, complice il fallimento della vecchia Avellino Calcio, la squadra aveva militato dal 2009 in poi, il bresciano Fabrizio Paghera, mediano, William Jidayi, difensore/centrocampista centrale con una lunga militanza nella serie cadetta tra Sassuolo e Juve Stabia e tantissime partite anche nelle serie inferiori, il promettente regista/incontrista belga di origini congolesi Stephane Omeonga, l’ala destra Idrissa Camará, guineense prelevato dalla Correggese, Daniele Verde, trequartista destro/centrale-ala in prestito dal Pescara via Roma, Salvatore Molina, ala destra in prestito dall’Atalanta, Davide Gavazzi, centrocampista/trequartista destro/centrale scuola Milan con una lunga militanza nel Vicenza e, in prestito dalla Samp, a Terni, Alessandro Sbaffo, trequartista/mezzala cresciuto nelle giovanili del Chievo e in prestito, tra le tante compagini, anche all’Avellino un paio di anni prima del mio arrivo, Niccolò Belloni, centrocampista destro in prestito dalla Ternana via Inter, e Luca Crecco, fluidificante/centrocampista di sinistra in prestito dalla Lazio.
In attacco Luigi Castaldo, punta 34enne, campano e bandiera della squadra, forte dal punto di vista fisico e tecnico e, all’occorrenza, grande opportunista, Matteo Ardemagni, attaccante/punta centrale scuola Milan e tantissime partite in prestito tra serie C e B, arrivato dall’Atalanta (che lo aveva acquistato nel 2010 dal Cittadella per 3,80 mln) a contratto scaduto dopo aver giocato l’anno prima a Perugia in prestito, Andrea Arrighini, punta centrale, rientrato dal prestito al Cosenza, Benjamin Mokulu Tembé, attaccante potente belga di origini congolesi (come Omeonga) con un importante passato tra campionati, coppe nazionali ed Europa League tra Lokeren e Malines, Mohamed Soumaré, seconda punta belga di origini guineense e un passato nelle giovanili dell'Anderlecht, di ritorno dal Melfi, dove era stato in prestito il campionato precedente con Petricciuolo e Giron, e Umberto Eusepi, in prestito dal Pisa.
Riflessioni (pippe a posteriori). L’organico è di tutto rispetto e sulla carta la salvezza richiestami dalla società non sembra un’impresa di quelle ardue.
Certo, si tratta di un gruppo di calciatori messi insieme a colpi di prestiti e ingaggi a parametro zero, e chi ha operato sul mercato per riuscirci è stato bravo: la priorità diventa dunque quella di creare una squadra. E farlo nel più breve tempo possibile e nella consapevolezza che c'è da mettere mano su centrocampo e difesa, magari ricorrendo ancora al mercato con quei pochissimi soldi messimi a disposizione (e prima che si esauriscano per coprire le spese correnti).
Senza dimenticare che tre portieri sono pochi e un quarto, almeno per completare la rosa, andrebbe reclutato (Tommaso Bianco si è svincolato a scadenza contratto), terzini veri e propri di proprietà della squadra non ce ne sono.
I più accreditati a giocare sulle fasce in difesa sarebbero Donkor e González, ma quest’ultimo anche il più idoneo a giocare nel ruolo di difensore centrale (per doti fisiche, capacità di marcare l’avversario, senso della posizione e del gioco di squadra) e anche Donkor sembra, comunque, più un vero e proprio marcatore che il terzino sinistro di cui avremmo bisogno.
Giron e Petricciuolo presentano doti da “fluidificanti leggeri”, magari da far giocare qualche metro più avanti la linea difensiva, ma in quest’ottica Lašík, a destra, e il giovanissimo Crecco, a sinistra, mi sembrano più gettonati. Ma giocando con due fluidificanti larghi dovrei anche prendere in seria considerazione una riconversione di ruolo per Soufiane Bidaoui da ala a terzino alto: come rinunciare al tesserato più dotato dal punto di vista tecnico e riconosciuto dai compagni come "elemento essenziale della squadra" già durante le prime sedute di allenamento?
A centrocampo non vedo un vero centrocampista difensivo, D’Angelo, il capitano, è un perno della squadra, ma, per doti fisiche, capacità difensive e visione di gioco, c'è bisogno almeno di un altro centrocampista, e molto diverso da lui. Jidayi, almeno per doti fisiche e difensive, potrebbe forse rimediare in parte al significativo vuoto in questa parte del campo, il giovanissimo Omeonga, tra l’incontrista e il regista, pare avere tutte la caratteristiche che manca agli altri due ma non ha ancora maturato quelle caratteristiche fisico-atletiche per diventare un punto fermo della squadra e Paghera pare non possedere le qualità per vestire la maglia da titolare. Salvo un impiego alternato degli ultimi tre accanto a D’Angelo o di uno dei trequartisti sull’asse mediana, e con l’auspicio che il capitano non avesse mai un raffreddore (figurarsi un infortunio), devo trovare un altro uomo, e di peso, altrimenti quel “lottare per evitare la retrocessione” fissato come obiettivo dalla società potrebbe acquisire un significato molto più profondo.
In attacco siamo, invece, ben ferrati.
Castaldo è una garanzia, anche se l’anagrafe non spinge a credere di poterlo impiegare per un'intera stagione (e marcando gli avversari per l’intera partita, cosa che richiedevo anche agli attaccanti - una variante rispetto alle impostazioni tattiche di base in fatto di marcature).
Ardemagni, gran protagonista del ritorno del Perugia tra i professionisti, ha tutti i requisiti per diventare il riferimento principale del vertice alto della squadra (e di fare reparto da solo). Da quello che vedo analizzando i suoi valori tecnici e, soprattutto, fisici, va messo in forma nel più breve tempo possibile. Arrighini lo teniamo soltanto se decido di giocare con due punte avanzate, altrimenti proverò a venderlo o a farlo giocare in prestito. Benjamin Mokulu è potenzialmente adatto sia a ricoprire il ruolo di prima punta, sia a giocare seconda punta o sulla trequarti con il compito di sfondare al centro e fare da collante tra il centrocampo e l’attacco. Soumaré, giovanissima seconda punta, lo diamo di nuovo in prestito e in caso di impiego di Tembé in quel ruolo, toccherà a Verde dargli il cambio.
I dubbi sul modulo da adottare sono, di conseguenza, tanti.
Vistio il numero dei centrocampisti offensivi laterali in squadra, 4-4-2 o 4-4-1-1?
E preso atto della vulnerabilità della difesa e, soprattutto, del centrocampo, oltre che della versatilità di alcuni dei giocatori meglio dotati tecnicamente (come Tembé, Gavazzi e i tanti avuti in prestito), 3-5-2, 5-3-2 o 5-3-1-1?
E con tanti elementi che nemmeno una partita in spiaggia avevano mai giocato assieme prima di quest'estate, rinuncio ad un modulo ferreo per variare spesso lo schieramento in campo o ne impongo subito uno in modo da dare ad ognuno dei riferimenti minimi, sia in fatto di posizione in campo, sia per gli atteggiamenti da assumere a seconda delle situazioni di gioco?
Intanto, impostati gli allenamenti specifici che sono solito adottare in ogni mia "esperienza di lavoro” e fissata un’amichevole estiva con l’Agropoli (l’inizio della Coppa Italia già durante la settimana di Ferragosto non mi consente di organizzare una serie di partite preparatorie), ai primi di Agosto vendo Arrighini al Bassano in cambio di un po’ liquidità e lo scambio con il terzino fluidificante sinistro Nicola Bizzotto e pochi giorni dopo, dalla lista gratuita, ingaggio Andrei Vastag, giovanissimo centrocampista rumeno transitato anche per le rappresentative giovanili della Dinamo Bucarest e della nazionale,
Bizzotto e Vastag restano gli unici che accettano la nostra offerta. Da quei pochi giocatori ancora liberi sul mercato contattati ricevo secchi rifiuti, o perché non intenzionati a trasferirsi all’Avellino (e/o ad Avellino), o per le nette distanze tra l’ingaggio richiesto e quello che posso azzardare.
Non esito, comunque, a dare l’incarico di cercare giovani promesse ad uno degli osservatori. L’idea di poter trovare qualcuno su cui contare già a breve, ma soprattutto per il medio-lungo periodo, non mi dispiace affatto. (continua)
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sabato 29 luglio 2017
Championship Manager 01/02 (uptade ottobre 2016): l'Avellino che non t'aspetti
Metti che parti con una squadra che deve salvarsi in B con tanti buoni calciatori, magari qualcuno particolarmente dotato dal punto di vista tecnico, e molti talentini in prestito per le ovvie difficoltà finanziarie in cui versano gran parte dei club di calcio italiani e ti ritrovi inaspettatamente, ma meritatamente, al quarto posto del campionato e, dunque, tra le promosse alla massima serie e a dover rivedere tutti i trasferimenti già perfezionati (a costo zero) da gennaio in poi e a fronteggiare l’incubo di diventare la cenerentola del campionato di serie A e, una volta aumentati ingaggi e numero di giocatori, lottare affannosamente contro un sicuro fallimento dal punto di vista finanziario, societario e professionale.
Metti che, una volta in serie A, la tua squadra gioca ogni incontro come se fosse la partita della vita, l’ultima possibilità di salvarsi dalla retrocessione, per ritrovarti in Champions senza aver mai nemmeno idealizzato un finale di campionato di tali dimensioni e ad affrontare nuovamente tutti i problemi legati ad una crescita inimmaginabile senza dimenticare che l’obiettivo resta quello di salvarsi dignitosamente senza dover per questo inanellare una dopo l’altra tutte quelle figuracce che una scampata cenerentola volata troppo in alto può farti vivere meglio di qualsiasi altra squadra.
E metti che sei costretto a fare il turn-over, costruire un organico competitivo pescando tra le serie inferiori (e all’estero) e qualche ottimo calciatore in scadenza contratto disponibile (ma quante clausole di rescissione da negoziare con quelli che si reputano molto bravi!), circondarti di bravi (e dall'ingaggio sostenibile) professionisti in fatto di preparatori atletici e osservatori per mettere insieme una rosa di giovani sui quali puntare per il futuro (e non solo) e dare seguito a tutto ciò che sei riuscito sorprendentemente a fare.
Favole che ricorrono nel più bel gioco del mondo e che spesso diventano incubi. Anzi, quando piccole realtà raggiungono traguardi inaspettati e si trovano costrette a variare in corso strategie, stipendi, organizzazione, mentalità e protagonisti, spesso nell'ambiente si parla di sciagura.
Cose che capitano anche in CM0102 e che mi è successo recentemente (e piacevolmente) con l’Avellino, realtà un tempo arcinota per i dieci campionati di fila in serie A (nove salvezze consecutive) dal 1978 al 1988, mentre l’Italia vinceva il mundial del 1982 con Paolo Rossi gloleador e collezionava una delle più grandi figuracce della sua storia appena 4 anni dopo, in Messico.
Erano gli anni in cui nella Juve giocava, tra i vari Zoff, Cabrini, Scirea, Gentile, Bonini, Tardelli, Boniek e Rossi, un certo Platini e nella Roma un tale Falcao (oltre a Graziani, Pruzzo, Gerolin, Tancredi e Conti), mentre all’Inter arrivavano Rumenigge, Passarella, Matteoli e Fanna, a Napoli Maradona. Erano i tempi in cui il Milan cercava di rialzare la testa dopo due retrocessioni nella serie cadetta e il Verona di Bagnoli vinceva lo scudetto trainato da “cavallo pazzo” Preben Elkjær Larsen e con in squadra Pietro Fanna (poi all’Inter), Roberto Tricella (poi alla Juventus), Antonio Di Gennaro e “nanu” Galderisi (entrambi facenti parte della fallimentare spedizione di Mexico ’86 con Bearzot ct della nazionale), “Garellik” tra i pali e il "bionico" Hans-Peter Briegel (che vincerà a fine carriera una coppa Italia con la Sampdoria) come terzino sinistro-centrale.
Era il periodo in cui all’Udinese, dopo Causio, arrivavano Zico, Edinho e Virdis, il Como faceva conoscere a tutti un giovanissimo Pietro Vierchowod, il talentuoso Stefano Borgonovo (rarissimo un nove italiano di gran talento, a quei tempi) e il poco ortodosso Pasquale Bruno, la Lazio provava due retrocessioni in B (e quasi una in serie C) e lottava per salvarsi ricorrendo anche a qualche importante prestito (su tutti Michael Laudrup della Juve) e la Samp di Brady, Souness, Cerezo, Vialli e Mancini cominciava a monopolizzare le finali di Coppa Italia (e a gettare le basi dello straordinario scudetto del 1990-91), quando l’Ascoli di Rozzi rischiava di andare in Coppa Uefa e lanciava allenatori come Mazzone e Boskov e giovani quali Domenico Agostini, Iachini e Scarafoni, la Cremonese, dopo aver venduto Vialli alla Samp, pescava stranieri quali Juary (ex Avellino), Limpar, Dezotti e Neffa, l’Atalanta di (nell’ordine) Ottavio Bianchi, Nedo Sonetti e Emiliano Mondonico dimostrava con Magrin, Pacione, Stromberg, Piotti, Cantarutti, Caniggia, Donadoni e Prandelli che anche in provincia, tra una retrocessione e una qualificazione alle coppe, si poteva pensare in grande senza dimenticare le proprie dimensioni e la Fiorentina provava a ben figurare in A e a rientrare tra le grandi affiancando ad Antonioni calciatori quali Vierchowod, Oriali, Daniel Bertoni, Passarella, Massaro, Giovanni Galli, Socrates, Paolo Monelli e cercava di sostituirlo nel cuore dei tifosi con Baggio e Borgonovo.
Una squadra di provincia, quella dell’Avellino, che in un’epoca in cui con l’apertura delle frontiere agli stranieri anche le compagini più modeste della serie A avevano, quindi, tra le loro fila nomi di grande prestigio (oltre a mitici ed indimenticabili “bidoni”), era riuscita a sopravvivere nella massima serie grazie alla “Legge del Partenio” e a calciatori quali gli irpini Pasquale Casale e Fernando De Napoli (poi gran protagonista con il Napoli e la nazionale), Stefano Tacconi (in seguito più di 250 partite tra i pali della Juve), Ottorino Piotti (scuola Milan e pilastro dell’Atalanta dei miracoli), Andrea Carnevale (gran protagonista anch’egli degli anni d’oro del Napoli), Luciano Favero, Beniamino Vignola e Bruno Limido (tutti e tre alla Juve come riserve, rispettivamente, di Gentile, Platini e Cabrini), il peruviano Geronimo Barbadillo (vecchia gloria in patria che nel mondiale del 1982 aveva giocato la sua unica partita da titolare proprio contro l’Italia), Ramón Díaz (scudetto con l’Inter e tante partite con Fiorentina, Monaco e River Plate), Adriano Lombardi (storico capitano al quale è intitolato lo stadio Partenio), Juary (coppa Campioni con il Porto dopo le poco brillanti esperienza post-Avellino all’Inter, all’Ascoli e alla Cremonese), José Dirceu (lo “zingaro” del calcio, ancora oggi uno dei più amati in terra irpina), Angelo Colombo (con Evani una delle “fortune” di Sacchi ai suoi esordi sulla panchina del Milan), Walter Schachner (con Polster e Prohaska, uno dei più forti calciatori austriaci della storia), Franco Colomba (che ha anche allenato l’Avellino), Giovanni Cervone, Salvatore Di Somma, Paolo Beruatto, Carlo Osti, Pasquale Casale, Giuseppe Zandonà, Nicola Di Leo, Sandro Tovalieri, Cosimo Francioso, Mario Paradisi, Salvatore Vullo, Vincenzo Romano (poi jolly determinate nel Napoli scudettato), Angelo Alessio (poi alla Juve e dal 2010 viceallenatore di Antonio Conte al Siena, alla Juventus, in Nazionale ed oggi al Chlesea), il compianto Gian Pietro Tagliaferri (uno dei suoi pochi gol costò lo scudetto alla Roma nel campionato 1983-1984) e Alessandro Bertoni (che dopo 123 partite lasciò i lupi nel 1989, secondo anno di serie B, per andare alla neopromossa Lazio).
Una società che dopo quei fasti ha lottato, perdendo sul serio in qualche caso, per la sopravvivenza, ed ha affrontato, come gran parte delle realtà calcistiche nostrane, più delusioni che soddisfazioni (che pur ci sono state), se non addirittura il rischio di sparire per sempre, pur avendo continuato a vedere la propria divisa addosso a calciatori di ottimo livello (anche se spesso in prestito o a fine carriera) come, ad esempio, Fabio Pecchia, Lorenzo Battaglia, Pasquale Luiso e Antonio Criniti (un duo che ha fatto sperare sul serio in una rinascita anni fa), Totò Fresta, Bucaro, Bonaldi, de Martis, Molina, Rastelli (che ha anche allenato la compagine biancoverde), De Zerbi, Trezzi, Nocerino, Biancolino, Capparella, Stroppa, Kutuzov, Ghirardello, Taglialatela, Ametrano, Danilevicius, Defendi, Cipriani, Pellicori, Sforzini, Seculin, Zappacosta, Galabinov, Castaldo, Soncin, Bittante, Gomis, Rodrigo Ely, Vergara, Fabbro, Zito, Tavano, Verde e Ardemagni. (continua)
Una società che dopo quei fasti ha lottato, perdendo sul serio in qualche caso, per la sopravvivenza, ed ha affrontato, come gran parte delle realtà calcistiche nostrane, più delusioni che soddisfazioni (che pur ci sono state), se non addirittura il rischio di sparire per sempre, pur avendo continuato a vedere la propria divisa addosso a calciatori di ottimo livello (anche se spesso in prestito o a fine carriera) come, ad esempio, Fabio Pecchia, Lorenzo Battaglia, Pasquale Luiso e Antonio Criniti (un duo che ha fatto sperare sul serio in una rinascita anni fa), Totò Fresta, Bucaro, Bonaldi, de Martis, Molina, Rastelli (che ha anche allenato la compagine biancoverde), De Zerbi, Trezzi, Nocerino, Biancolino, Capparella, Stroppa, Kutuzov, Ghirardello, Taglialatela, Ametrano, Danilevicius, Defendi, Cipriani, Pellicori, Sforzini, Seculin, Zappacosta, Galabinov, Castaldo, Soncin, Bittante, Gomis, Rodrigo Ely, Vergara, Fabbro, Zito, Tavano, Verde e Ardemagni. (continua)
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sabato 15 luglio 2017
La ripresa e il ritorno ai livelli ante-crisi del mercato del credito
Se con la crisi si è configurato un mercato del credito al consumo molto diverso da quello antecedente la sua esplosione, nel 2016 e nella prima parte di quest’anno la ripresa del credito alle famiglie si è decisamente consolidata, con conseguente ritorno dei volumi ai livelli pre-crisi.
A spingere la domanda, si apprende dall’Osservatorio sul credito al dettaglio di Giugno 2017 a cura di Assofin, Crif e Prometeia, “un quadro macroeconomico più favorevole” e “tassi di interesse ancora su livelli minimi”, “mentre l’offerta ha beneficiato delle buone condizioni di funding garantite dalla politica monetaria ancora espansiva”.
A far segnare una decisa ripresa delle erogazioni, soprattutto in termini di volumi, tagli medi e durate, è stata quella degli acquisti delle famiglie in beni durevoli (auto/moto) e dei prestiti personali, anche se la crescita ha riguardato tutte le tipologie di finanziamenti. E, pur ribadendosi l’importanza della multicanalità nella distribuzione del credito, gran parte del ritorno del mercato del credito ai livelli ante-recessione è passata per i canali tradizionali, come gli sportelli bancari e i punti vendita convenzionati, mentre il peso del canale online, anch’esso in crescita, è rimasto marginale.
Anche i flussi di mutui immobiliari hanno fatto segnare nello stesso periodo una crescita a doppia cifra: a guidare l’incremento soprattutto i mutui per l’acquisto della prima casa, il cui trend ha ricalcato l’andamento delle compravendite immobiliari residenziali, mentre, dopo tre anni di continuo exploit, i mutui per la surroga hanno, invece, registrano una brusca frenata, anche se le famiglie, al fine di contenere l’importo della rata mensile,” hanno fatto ancora ricorso alla rinegoziazione del mutuo in essere con la banca erogante”.
Anche il rischio di credito, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, è migliorato, posizionandosi ai livelli pre-crisi grazie, principalmente, “al consolidamento della ripresa economica, al proseguimento della politica monetaria espansiva e alla maggiore cautela della domanda”. “Il tasso di default – si legge nell'analisi Assofin-Crif-Prometeia - si è ridotto sia per i prestiti al consumo che per i mutui immobiliari”.
Prospettive. “Il mercato del credito si rafforzerà nei prossimi anni grazie alle prospettive di ulteriore miglioramento della domanda e a politiche di offerta ancora espansive. Il graduale miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, restituendo fiducia sulle prospettive future, favorirà la riconsiderazione dei piani di acquisto di beni durevoli e investimenti immobiliari rinviati negli anni di crisi, aumentando così il ricorso al credito. Il miglioramento della domanda si accompagnerà a politiche di offerta ancora espansive”, anche se elementi di incertezza quali il contesto macroeconomico, la politica nazionale e la gestione degli NPL accumulati durante la crisi, “potrebbero rallentare la crescita del mercato”.
“Gli operatori – conclude il documento - dovranno attivare strategie per rispondere ai vincoli della regolamentazione, all’esigenza di recupero della redditività e alla trasformazione del modello di servizio. La capacità dei singoli di cogliere i cambiamenti dei bisogni di alcune fasce di clientela e di modificare le modalità di relazione e contatto favorirà la crescita del mercato. Il recupero di redditività del business passerà per la riduzione dei costi e per la revisione del modello di servizio con meno dipendenti e filiali e una maggiore intermediazione su canali virtuali”.
A spingere la domanda, si apprende dall’Osservatorio sul credito al dettaglio di Giugno 2017 a cura di Assofin, Crif e Prometeia, “un quadro macroeconomico più favorevole” e “tassi di interesse ancora su livelli minimi”, “mentre l’offerta ha beneficiato delle buone condizioni di funding garantite dalla politica monetaria ancora espansiva”.
A far segnare una decisa ripresa delle erogazioni, soprattutto in termini di volumi, tagli medi e durate, è stata quella degli acquisti delle famiglie in beni durevoli (auto/moto) e dei prestiti personali, anche se la crescita ha riguardato tutte le tipologie di finanziamenti. E, pur ribadendosi l’importanza della multicanalità nella distribuzione del credito, gran parte del ritorno del mercato del credito ai livelli ante-recessione è passata per i canali tradizionali, come gli sportelli bancari e i punti vendita convenzionati, mentre il peso del canale online, anch’esso in crescita, è rimasto marginale.
Anche i flussi di mutui immobiliari hanno fatto segnare nello stesso periodo una crescita a doppia cifra: a guidare l’incremento soprattutto i mutui per l’acquisto della prima casa, il cui trend ha ricalcato l’andamento delle compravendite immobiliari residenziali, mentre, dopo tre anni di continuo exploit, i mutui per la surroga hanno, invece, registrano una brusca frenata, anche se le famiglie, al fine di contenere l’importo della rata mensile,” hanno fatto ancora ricorso alla rinegoziazione del mutuo in essere con la banca erogante”.
Anche il rischio di credito, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, è migliorato, posizionandosi ai livelli pre-crisi grazie, principalmente, “al consolidamento della ripresa economica, al proseguimento della politica monetaria espansiva e alla maggiore cautela della domanda”. “Il tasso di default – si legge nell'analisi Assofin-Crif-Prometeia - si è ridotto sia per i prestiti al consumo che per i mutui immobiliari”.
Prospettive. “Il mercato del credito si rafforzerà nei prossimi anni grazie alle prospettive di ulteriore miglioramento della domanda e a politiche di offerta ancora espansive. Il graduale miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, restituendo fiducia sulle prospettive future, favorirà la riconsiderazione dei piani di acquisto di beni durevoli e investimenti immobiliari rinviati negli anni di crisi, aumentando così il ricorso al credito. Il miglioramento della domanda si accompagnerà a politiche di offerta ancora espansive”, anche se elementi di incertezza quali il contesto macroeconomico, la politica nazionale e la gestione degli NPL accumulati durante la crisi, “potrebbero rallentare la crescita del mercato”.
“Gli operatori – conclude il documento - dovranno attivare strategie per rispondere ai vincoli della regolamentazione, all’esigenza di recupero della redditività e alla trasformazione del modello di servizio. La capacità dei singoli di cogliere i cambiamenti dei bisogni di alcune fasce di clientela e di modificare le modalità di relazione e contatto favorirà la crescita del mercato. Il recupero di redditività del business passerà per la riduzione dei costi e per la revisione del modello di servizio con meno dipendenti e filiali e una maggiore intermediazione su canali virtuali”.
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venerdì 7 luglio 2017
OAM: cos'è e a che serve
Il Decreto Legislativo del 13 Agosto 2010, in linea con quanto stabilito dall’art 128-undecies del Testo Unico Bancario (TUB), ha istituito l’Organismo per la gestione degli elenchi degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi (OAM), competente, in modo autonomo ed esclusivo, per la gestione degli elenchi degli agenti operanti in attività finanziarie e dei mediatori creditizi previsti dagli articoli 128 quater e 128 sexies del TUB.
L'Organismo, sulla base della direttiva sul Credito al consumo, ha compiti di formazione (soprattutto attraverso la gestione degli esami di accesso alla professione) e di vigilanza con poteri ispettivi e sanzionatori e nasce sulla base della riforma della rete distributiva del settore del credito finalizzata, principalmente, ad elevare il livello di professionalità e di trasparenza del comparto. Esso provvede all’iscrizione degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi nei rispettivi elenchi previa verifica dei requisiti previsti dal decreto legislativo citato, svolgendo inoltre ogni altra attività strumentale o connessa che risulti necessaria per il governo dei nuovi elenchi.
Alla sua costituzione hanno aderito come soci fondatori Abi, Afin, Assofin, Assilea, Assifact, Assomea, Ufi, Fenafi, Fiaip, Fimec e Assoprofessional.
L’OAM è una associazione di natura privata, senza fini di lucro, con personalità giuridica, dotata, inoltre, di autonomia finanziaria, organizzativa e statutaria, oltre che, come anticipato, dei poteri sanzionatori necessari per poter svolgere con efficacia i propri compiti ed è vigilato dalla Banca d’Italia (art. 128-ter decies TUB). L’Organismo è dotato di un proprio Statuto e i suoi membri sono scelti all’interno delle categorie degli agenti in attività finanziaria, dei mediatori creditizi, delle banche, degli intermediari finanziari, degli istituti di pagamento e degli istituti di moneta elettronica.
Il comitato di gestione dell'Organismo è composto da cinque membri nominati dal ministero dell'Economia su indicazione della Banca d'Italia. I componenti, oltre a dover possedere comprovata competenza in materie finanziarie, economiche e giuridiche, devono essere provvisti dei requisiti di onorabilità previsti dalle disposizioni in materia.
Compiti principali dell’Organismo, nello specifico, sono:
- disciplinare la propria struttura e quella delle eventuali sezioni territoriali garantendone un’attività orientata all’efficienza; - istituire l’elenco degli Agenti in attività finanziaria e quello per i Mediatori creditizi provvedendo alla loro amministrazione, stabilendo e riscuotendo i contributi e le altre somme dovute per l’iscrizione negli elenchi nella misura, modalità e termini sanciti dallo stesso organismo al fine di assicurare il regolare svolgimento delle sue attività;
- verificare la permanenza e la persistenza dei requisiti di professionalità necessari per il mantenimento dell’iscrizione negli elenchi;
- controllare l’assenza di cause di incompatibilità, di sospensione e di cancellazione nei confronti degli iscritti negli elenchi;
- vigilare sul rispetto delle disposizioni applicabili agli iscritti;
- curare l'aggiornamento professionale degli iscritti;
- stabilire gli standard relativi ai corsi di formazione tenuti presso le società di mediazione e le agenzie in attività finanziaria per i propri direttori, dipendenti, collaboratori, amministratori;
- fissare i temi e i contenuti della prova valutativa alla quale si devono sottoporre gli Agenti in attività finanziaria e i Mediatori creditizi nel rispetto dei casi previsti dal Decreto Legislativo del 13 agosto 2010, nonché i dipendenti e i collaboratori delle società iscritte negli elenchi;
- vigilare sulla conformità del dovere di aggiornamento professionale da parte degli Agenti e dei Mediatori.
Da: Il mondo del credito al consumo: Il mercato del credito e i principali strumenti di finanziamento destinati ai privati consumatori (Conoscere Vol. 4)
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