Toyota di nuovo leader mondiale del mercato auto.
Nei primi nove mesi dell’anno il colosso nipponico ha reso noto di aver venduto nel mondo 7,498 milioni di autovetture (-1,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), compresi i modelli degli altri marchi del gruppo Daihatsu e Hino.
Scalzata dal vertice del podio Volkswagen (Volkswagen, Seat, Skoda e Audi), come già accaduto ai principi del 2015 su dati relativi al 2014, ferma a 7,43 milioni di vetture vendute.
Nell’ultimo mese della rilevazione il colosso di Wolfsburg, leader mondiale del settore nei primi sei mesi dell’anno con 5,4 milioni di vetture vendute contro i 5,02 di Toyota, ha scontato anche l’effetto Dieselgate, scoppiato a fine settembre e destinato nei prossimi mesi a produrre effetti ben più marcati sulle vendite e sui risultati economici di Volkswagen.
Terza, stabile con 7,2 milioni di vetture vendute, General Motors.
Toyota, secondo l’Advanced Research Japan e gran parte della stampa, sarebbe destinata a chiudere il 2015 ancora al primo posto, come avvenuto negli ultimi tre anni e dal 2008 al 2010, prima che lo tsunami in Giappone e le inondazioni in Tailandia del 2011 decretassero il ritorno al vertice della General Motors, a sua volta leader mondiale fino al 2007.
Difficile, e riduttivo, tuttavia sostenere che la riconquista dello scettro sia stata orientata principalmente dal Dieselgate: lo scandalo che ha coinvolto per ora il solo colosso tedesco è scoppiato soltanto nella seconda metà di settembre, quindi gli effetti negativi sulle vendite VW si potranno contare sul serio in quest’ultimo trimestre, e la casa nipponica, dallo tsunami in poi, ha messo in piedi tutta una serie di strategie commerciali che non hanno lasciato di certo indifferenti i consumatori (non ultime le offerte relative ai modelli ibridi, sia business che ad uso strettamente privato, che ne hanno sancito un grande successo di vendite).
Lato Volkswagen, inoltre, la situazione sembra ulteriormente aggravarsi. Al ritiro dei modelli incriminati e alla serie di class action già lanciate per la truffa dei test “taroccati” sulle emissioni va aggiunta una nuova tegola che rischia di coinvolgere anche i vertici Ue: il riferimento è alla rivelazione del Financial Times di fine ottobre secondo cui già nel 2013, due anni prima che le autorità statunitensi svelassero i trucchi messi in atto dal colosso tedesco per "taroccare" le emissioni, l’allora commissario Ue all'Ambiente, lo sloveno Janez Potocnik, aveva segnalato a Bruxelles che le aziende del comparto auto stavano “giocando d'azzardo” con i test Ue sulle emissioni. Ma la commissione Barroso non fece nulla per approfondire l’allarme, almeno ufficialmente, lasciando anzi in vigore le regole che hanno consentito ai produttori i test-truffa fino al 2017.
lunedì 26 ottobre 2015
sabato 24 ottobre 2015
Netflix è arrivato anche in Italia: come utilizzarlo
Netflix, il popolare servizio di streaming online Usa, ha
fatto il suo ingresso in Italia nella notte tra il 21 e il 22 ottobre.
Per usufruire del catalogo di film, serie tv, documentari e cartoni di Netflix, tutti on-demand, è necessario, oltre all’abbonamento, un dispositivo che supporti le tecnologie del servizio: ad oggi una smart tv compatibile, una normale console da gioco come Xbox, PlayStation e Nintendo Wii U, lettori Blu-Ray, box tv dedicati, Apple Tv, Chromecast, i vari dispositivi mobili come smartphone e tablet o semplicemente un pc collegato ad un televisore con cavo Hdmi.
Tre le formule di abbonamento proposte dal servizio, che offre la possibilità di usufruire di un mese gratis: l’offerta “base” da 7,99 euro, per usufruire di contenuti in qualità standard da un solo dispositivo, quella “standard” da 9,99 euro, contenuti in Full HD e fruibili su due dispositivi a scelta, e l’abbonamento “premium” da 11,99 euro, che offre contenuti in 4K accessibili contemporaneamente da quattro dispositivi diversi.
photo credit: Fly Home, Netflix via photopin (license)
Per usufruire del catalogo di film, serie tv, documentari e cartoni di Netflix, tutti on-demand, è necessario, oltre all’abbonamento, un dispositivo che supporti le tecnologie del servizio: ad oggi una smart tv compatibile, una normale console da gioco come Xbox, PlayStation e Nintendo Wii U, lettori Blu-Ray, box tv dedicati, Apple Tv, Chromecast, i vari dispositivi mobili come smartphone e tablet o semplicemente un pc collegato ad un televisore con cavo Hdmi.
Tre le formule di abbonamento proposte dal servizio, che offre la possibilità di usufruire di un mese gratis: l’offerta “base” da 7,99 euro, per usufruire di contenuti in qualità standard da un solo dispositivo, quella “standard” da 9,99 euro, contenuti in Full HD e fruibili su due dispositivi a scelta, e l’abbonamento “premium” da 11,99 euro, che offre contenuti in 4K accessibili contemporaneamente da quattro dispositivi diversi.
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lunedì 19 ottobre 2015
È la Cina il mercato più importante per i videogiochi
È la Cina il mercato più importante al mondo per i
videogame.
Con un fatturato di 22,2 miliardi di dollari il Dragone ha scalzato gli Usa, fermi a 21,6 miliardi, dal vertice del mercato mondiale dei videogiochi.
I primi 20 Paesi, dati Newzoo, valgono in totale 83 miliardi di dollari e rappresentano il 90% del mercato.
Nei primi dieci posti di questa speciale classifica troviamo, nell’ordine, Cina (22,2 miliardi di dollari), USA (21,9), Giappone (12,3), Corea del Sud (4,0), Germania (3,6), UK (3,5), Francia (2,4), Canada (1,8), Spagna (1,56) e, in decima posizione, l'Italia (1,50 miliardi di dollari).
In Cina, nello specifico, domina il formato PC e il segmento su applicativi mobili cresce molto velocemente.
Con un fatturato di 22,2 miliardi di dollari il Dragone ha scalzato gli Usa, fermi a 21,6 miliardi, dal vertice del mercato mondiale dei videogiochi.
I primi 20 Paesi, dati Newzoo, valgono in totale 83 miliardi di dollari e rappresentano il 90% del mercato.
Nei primi dieci posti di questa speciale classifica troviamo, nell’ordine, Cina (22,2 miliardi di dollari), USA (21,9), Giappone (12,3), Corea del Sud (4,0), Germania (3,6), UK (3,5), Francia (2,4), Canada (1,8), Spagna (1,56) e, in decima posizione, l'Italia (1,50 miliardi di dollari).
In Cina, nello specifico, domina il formato PC e il segmento su applicativi mobili cresce molto velocemente.
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martedì 29 settembre 2015
Il riporto di Borsa
Il riporto di Borsa è un contratto con il quale il riportato trasferisce al riportatore un certo numero di titoli impegnandosi a riacquistarli allo stesso prezzo più gli interessi il mese successivo.
E’ un’operazione che consente allo speculatore rialzista di rinviare di un mese l’impegno a pagare i titoli acquistati, nell’attesa del rialzo delle quotazioni degli stessi. Se alla scadenza l’andamento dei corsi non rientra nelle previsioni sperate e lo speculatore è ancora convinto delle sue stime rilaziste, tramite il riporto differisce la vendita dei titoli, cedendoli temporaneamente ad una banca in cambio del denaro necessario per la copertura degli stessi, per riacquistarli a fine periodo al prezzo concordato con la stessa banca e beneficiare, così, dell’eventuale rialzo sperato del loro prezzo.
I soggetti che invece prendono titoli a riporto sono speculatori al ribasso.
Un operatore ribassista vende a termine titoli (azioni, obbligazioni convertibili e warrant quotati o negoziati in mercati regolamentati) allo scoperto, nell’ottica di poterli comprare, prima della scadenza del contratto, ad un prezzo inferiore. Se le aspettative sull’andamento di mercato dei titoli sono disattese, lo speculatore ribassista, specularmente a quello rialzista convinto delle sue stime, può mantenere la propria posizione prendendo a riporto i titoli di cui ha bisogno e saldando le posizioni in scadenza.
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giovedì 24 settembre 2015
Pronti contro termine
L’operazione pronti contro termine, o vendita con patto di riacquisto, è uno strumento di finanziamento a breve termine consistente in un prestito di denaro a fronte di un prestito di titoli a reddito fisso (titoli di Stato, di norma).
Si realizza vendendo temporaneamente titoli ad un investitore ad un prezzo determinato sulla base del loro valore di mercato (‘operazione a pronti’), che alla scadenza vengono restituiti dietro pagamento di un ‘prezzo di riacquisto’ prefissato e superiore alla liquidità ricevuta con il primo scambio (‘operazione a termine’).
Così i possessori dei titoli riescono ad ottenere un finanziamento (l’operazione può avere una durata che va da una settimana a pochi mesi) senza perderne la proprietà definitivamente e gli investitori un profitto dato dalla differenza tra il flusso monetario in uscita, il primo, e quello in entrata, maggiore, il secondo.
Così i possessori dei titoli riescono ad ottenere un finanziamento (l’operazione può avere una durata che va da una settimana a pochi mesi) senza perderne la proprietà definitivamente e gli investitori un profitto dato dalla differenza tra il flusso monetario in uscita, il primo, e quello in entrata, maggiore, il secondo.
Il pronti contro termine è un’operazione utilizzata principalmente dalle banche e dalle imprese per riequilibrare gli squilibri di liquidità, in eccesso o in difetto.
E’ inoltre lo strumento a cui fanno ricorso le istituzioni monetarie (la Bce per l’Europa) per influenzare la liquidità sul mercato e, di conseguenza, il livello dei tassi di interesse, legato alla prima da una relazione di proporzionalità inversa.
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