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sabato 7 novembre 2015

Dieselgate Volkswagen: pagheremo noi l’extrabollo

Il gruppo Volkswagen è pronto a pagare il conguaglio di eventuali sovrattasse per le vetture divenute inquinanti a seguito delle irregolarità riscontrate nell’emissione di anidride carbonica.
A comunicarlo il colosso di Wolfsburg mercoledì scorso 4 novembre, quando ha reso noto di aver rilevato livelli di CO2 superiori ai limiti dichiarati dall’azienda (e utilizzati dal Fisco per il calcolo del bollo auto).
Ai “test taroccati” e al conseguente scandalo delle emissioni di ossidi di azoto fuori norma si aggiunge ora il problema dell’evasione fiscale legato all’inquinamento da anidride carbonica, che l’azienda automobilistica vorrebbe subito risolvere.

Le norme violate in materia di emissioni di anidride carbonica contribuiscono da almeno dieci anni ad orientare gran parte degli Stati europei nella tassazione delle vetture, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 i livelli di  riduzione di CO2 fissati in ambito Ue.
Quando i nuovi test sulle vetture del gruppo confermeranno ufficialmente un livello di anidride carbonica superiore a quello dichiarato fino ad oggi scatterà l’obbligo di pagare la differenza della tassa ricalcolata sui nuovi valori.
«Il gruppo Volkswagen garantirà il conguaglio di eventuali maggiori tasse», ha scritto Matthias Muller, ceo di VW, ai ministri delle Finanze dei 28 Paesi Ue, chiedendo che il conto venga inviato direttamente alla casa automobilistica.
Curioso capire come avverrà di fatto il pagamento, viste le diverse leggi nazionali vigenti in materia di tassazione in generale, tasse auto e legame tra queste e le emissioni di CO2 (e non solo).

lunedì 26 ottobre 2015

Dieselgate: la rivincita di Toyota, di nuovo leader mondiale dell’auto

Toyota di nuovo leader mondiale del mercato auto.
Nei primi nove mesi dell’anno il colosso nipponico ha reso noto di aver venduto nel mondo 7,498 milioni di autovetture (-1,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), compresi i modelli degli altri marchi del gruppo Daihatsu e Hino.
Scalzata dal vertice del podio Volkswagen (Volkswagen, Seat, Skoda e Audi), come già accaduto ai principi del 2015 su dati relativi al 2014, ferma a 7,43 milioni di vetture vendute.
Nell’ultimo mese della rilevazione il colosso di Wolfsburg, leader mondiale del settore nei primi sei mesi dell’anno con 5,4 milioni di vetture vendute contro i 5,02 di Toyota, ha scontato anche l’effetto Dieselgate, scoppiato a fine settembre e destinato nei prossimi mesi a produrre effetti ben più marcati sulle vendite e sui risultati economici di Volkswagen.
Terza, stabile con 7,2 milioni di vetture vendute, General Motors.

Toyota, secondo l’Advanced Research Japan e gran parte della stampa, sarebbe destinata a chiudere il 2015 ancora al primo posto, come avvenuto negli ultimi tre anni e dal 2008 al 2010, prima che lo tsunami in Giappone e le inondazioni in Tailandia del 2011 decretassero il ritorno al vertice della General Motors, a sua volta leader mondiale fino al 2007.
Difficile, e riduttivo, tuttavia sostenere che la riconquista dello scettro sia stata orientata principalmente dal Dieselgate: lo scandalo che ha coinvolto per ora il solo colosso tedesco è scoppiato soltanto nella seconda metà di settembre, quindi gli effetti negativi sulle vendite VW si potranno contare sul serio in quest’ultimo trimestre, e la casa nipponica, dallo tsunami in poi, ha messo in piedi tutta una serie di strategie commerciali che non hanno lasciato di certo indifferenti i consumatori (non ultime le offerte relative ai modelli ibridi, sia business che ad uso strettamente privato, che ne hanno sancito un grande successo di vendite).

Lato Volkswagen, inoltre, la situazione sembra ulteriormente aggravarsi. Al ritiro dei modelli incriminati e alla serie di class action già lanciate per la truffa dei test “taroccati” sulle emissioni va aggiunta una nuova tegola che rischia di coinvolgere anche i vertici Ue: il riferimento è alla rivelazione del Financial Times di fine ottobre secondo cui già nel 2013, due anni prima che le autorità statunitensi svelassero i trucchi messi in atto dal colosso tedesco per "taroccare" le emissioni, l’allora commissario Ue all'Ambiente, lo sloveno Janez Potocnik, aveva segnalato a Bruxelles che le aziende del comparto auto stavano “giocando d'azzardo” con i test Ue sulle emissioni. Ma la commissione Barroso non fece nulla per approfondire l’allarme, almeno ufficialmente, lasciando anzi in vigore le regole che hanno consentito ai produttori i test-truffa fino al 2017.