Visualizzazione post con etichetta crisi economica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crisi economica. Mostra tutti i post

sabato 11 luglio 2020

I mercati over the counter

Over the Counter (OTC) indica il processo con cui un’azione, un titolo in generale, un indice, un derivato o un cross valutario viene scambiato al di fuori di una borsa valori.

L’espressione sembra risalire a quella utilizzata nelle farmacie per i prodotti da banco (“sul bancone”), per i quali non è necessaria la prescrizione medica e i cui prezzi non sono imposti o controllati.
Un mercato OTC ospita dunque negoziazioni che avvengono al di fuori dei circuiti finanziari ufficiali: l’unico principio che determina le quotazioni è l’incontro tra la domanda e l’offerta.

martedì 21 aprile 2020

Emergenza coronavirus: già 3,4 milioni le famiglie italiane che hanno perso più della metà delle entrate. Oltre un milione quelle a reddito zero


L’emergenza coronavirus ha costretto milioni di italiani a blindarsi in casa e le ripercussioni, già drammatiche sul piano sociale, non si sono fatte attendere anche dal punto di vista economico.
Da un’indagine condotta da mUp Research e Norsta per conto di Facile.it su un campione di quasi 18,5 milioni di famiglie italiane, 10.800.000 (il 58,6%) ha dichiarato di aver registrato un calo del proprio reddito.

Di esse, nello specifico, il 12,1% (più di 2.200.000) ha dichiarato di aver perso più del 50% del reddito familiare e il 6,4% di aver visto svanire la totalità delle entrate.
Stiamo parlando, quindi, di 3,4 milioni di famiglie che hanno visto più che dimezzare le proprie entrate, con quasi 1.180.000 precipitate in una condizione di “reddito zero”.

Dal punto di vista territoriale il calo dei redditi ha interessato l’Italia tutta, con picchi al Sud e nelle isole.
Qui la perdita totale di entrate ha riguardato il 7,5% degli intervistati, mentre ammonta al 12,7% la percentuale di coloro che hanno visto i loro introiti più che dimezzarsi.

domenica 1 dicembre 2019

Fondo salva-Stati: cos’è il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) e come funziona


Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) è un organismo internazionale a carattere regionale nato come fondo monetario europeo per garantire la stabilità finanziaria dell’eurozona.

Istituito con le modifiche apportate all’art. 113 del Trattato di Lisbona deliberate dal Parlamento europeo il 23 marzo 2011 e ratificate dal Consiglio il 25 marzo 2011, è il Fondo salva-Stati cui compete sostenere i Paesi membri che versano in situazioni di crisi e potenziale default in sostituzione del Fondo europeo di stabilità finanziaria e del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria.

La sua entrata in vigore, prevista inizialmente per la metà del 2013, è stata anticipata dal Consiglio europeo del 9 dicembre 2011 al luglio del 2012 a causa dell’aggravarsi della crisi dei debiti sovrani e il sempre più acutizzarsi del rischio default delle economie periferiche dell’Unione.
Le disponibilità monetarie alla sua entrata in vigore ammontavana a 650 miliardi di euro, compresisi dei quasi 300 miliardi residui dai fondi temporanei istituiti per salvare dall’insolvenza Irlanda e Portogallo.

In realtà, tuttavia, l’attuazione della riforma è rimasta sospesa per quasi due mesi in attesa della pronuncia della corte costituzionale della Germania sulla compatibilità del MES con l’ordinamento tedesco.
Nodo sciolto il 12 settembre 2012 con la richiesta da parte della corte dell’introduzione di alcune limitazioni atte ad eliminare i contrasti tra il nuovo organismo e l’ordinamento costituzionale della locomotiva d’Europa.

sabato 17 settembre 2016

Arte e collezionismo: un mercato che in Italia non conosce crisi



L’arte non conosce crisi.
Se il modello della grande azienda (assistita) che garantisce la grande occupazione è fallito, gli investimenti nelle attività industriali e commerciali tradizionali non rendono più, per il web si paventa periodicamente lo spettro di una nuova bolla e la produzione di massa è affossata nell’eccesso di offerta, le opere d’arte, beni-rifugio per eccellenza, si rivalutano. E cresce, di conseguenza, la voglia d’arte e d’Italia.

Colpisce, senza sorprendere tuttavia, la forte crescita, tra aste e vendite private, messa a segno dal mercato italiano lo scorso anno, +17%, una delle migliori performance di sempre ha evidenziato Teleborsa, in controtendenza rispetto al trend ribassista rilevato su scala mondiale e al calo messo a segno proprio dal Belpaese nell’anno precedente (di circa 7 punti).
Con un giro d’affari che nel solo 2015 ha toccato quota 637 milioni di dollari (545 l’anno precedente), tra aste e vendite private, il mercato dell’arte italiano si è prepotentemente confermato tra i top ten mondiali, spingendo l’Italia al settimo posto assoluto.

A trainare la crescita delle aste d’arte nostrane soprattutto l’impennata delle vendite di opere d’Arte Moderna (artisti nati tra il 1875 e il 1910), che nel 2015 hanno totalizzato circa 45 milioni di dollari, quasi il doppio del giro prodotto nel 2014 (su scala mondiale l’aumento è stato dell’1%), e l’esplosione del segmento Vecchi Maestri (1240-1820), +93% sul 2014 con oltre 11 milioni di dollari.
In crisi invece i segmenti Dopoguerra e Arte Contemporanea (nati dopo il 1910), che su scala globale rappresentano il principale canale d’affari ma che in Italia è risultato in calo del 14% (67 milioni di dollari).
La crescita del mercato d’arte italiano nel 2015 proviene comunque dalle aste di ogni segmento, da antiquariato, fine art e arti decorative, che hanno fatturato 300 milioni di dollari, a Vecchi Maestri e Arte Moderna e Contemporanea (125 milioni, +6% sul 2014).
Altro valore in crescita è quello riguardante le vendite private e in galleria: le transazioni private lo scorso anno hanno infatti generato circa 335 milioni di dollari, un dato, per quanto meno puntuale di quello delle aste pubbliche, cresciuto di quasi il 20% sul 2014.



Il mercato d’arte mondiale (65 miliardi) è invece in calo del 7% in termini di fatturato e del 2% per transazioni effettuate dopo una corsa (quasi) senza sosta e il record (quasi 70 miliardi) toccato proprio nell’anno della battuta d’arresto dell’Italia (2014).
L’80% di esso è in mano a USA (43% e con un aumento del 4% sull’anno precedente), UK e Cina, che fanno segnare, rispettivamente, un calo del 9% e del 23%.
L’Europa ha totalizzato un calo del fatturato pari all’8%. Nel Vecchio Continente domina sempre la Francia, con il 6% del mercato, seguita da Svizzera e Germania, entrambe con una quota del 2%.