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sabato 17 settembre 2016

Arte e collezionismo: un mercato che in Italia non conosce crisi



L’arte non conosce crisi.
Se il modello della grande azienda (assistita) che garantisce la grande occupazione è fallito, gli investimenti nelle attività industriali e commerciali tradizionali non rendono più, per il web si paventa periodicamente lo spettro di una nuova bolla e la produzione di massa è affossata nell’eccesso di offerta, le opere d’arte, beni-rifugio per eccellenza, si rivalutano. E cresce, di conseguenza, la voglia d’arte e d’Italia.

Colpisce, senza sorprendere tuttavia, la forte crescita, tra aste e vendite private, messa a segno dal mercato italiano lo scorso anno, +17%, una delle migliori performance di sempre ha evidenziato Teleborsa, in controtendenza rispetto al trend ribassista rilevato su scala mondiale e al calo messo a segno proprio dal Belpaese nell’anno precedente (di circa 7 punti).
Con un giro d’affari che nel solo 2015 ha toccato quota 637 milioni di dollari (545 l’anno precedente), tra aste e vendite private, il mercato dell’arte italiano si è prepotentemente confermato tra i top ten mondiali, spingendo l’Italia al settimo posto assoluto.

A trainare la crescita delle aste d’arte nostrane soprattutto l’impennata delle vendite di opere d’Arte Moderna (artisti nati tra il 1875 e il 1910), che nel 2015 hanno totalizzato circa 45 milioni di dollari, quasi il doppio del giro prodotto nel 2014 (su scala mondiale l’aumento è stato dell’1%), e l’esplosione del segmento Vecchi Maestri (1240-1820), +93% sul 2014 con oltre 11 milioni di dollari.
In crisi invece i segmenti Dopoguerra e Arte Contemporanea (nati dopo il 1910), che su scala globale rappresentano il principale canale d’affari ma che in Italia è risultato in calo del 14% (67 milioni di dollari).
La crescita del mercato d’arte italiano nel 2015 proviene comunque dalle aste di ogni segmento, da antiquariato, fine art e arti decorative, che hanno fatturato 300 milioni di dollari, a Vecchi Maestri e Arte Moderna e Contemporanea (125 milioni, +6% sul 2014).
Altro valore in crescita è quello riguardante le vendite private e in galleria: le transazioni private lo scorso anno hanno infatti generato circa 335 milioni di dollari, un dato, per quanto meno puntuale di quello delle aste pubbliche, cresciuto di quasi il 20% sul 2014.



Il mercato d’arte mondiale (65 miliardi) è invece in calo del 7% in termini di fatturato e del 2% per transazioni effettuate dopo una corsa (quasi) senza sosta e il record (quasi 70 miliardi) toccato proprio nell’anno della battuta d’arresto dell’Italia (2014).
L’80% di esso è in mano a USA (43% e con un aumento del 4% sull’anno precedente), UK e Cina, che fanno segnare, rispettivamente, un calo del 9% e del 23%.
L’Europa ha totalizzato un calo del fatturato pari all’8%. Nel Vecchio Continente domina sempre la Francia, con il 6% del mercato, seguita da Svizzera e Germania, entrambe con una quota del 2%.