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venerdì 17 marzo 2017

Portatili 2017: Acer Chromebook CB5-571-C4Y3

Tra i Chromebook che ho monitorato lo scorso anno per la scelta di un nuovo dispositivo portatile anche l’Acer Chromebook CB5-571-C4Y3 sembra aver conquistato la sua fetta di mercato e di estimatori.
Alla fine ho optato per un ASUS Chromebook C200MA e forse l’esser partito alla ricerca di un tablet m’ha fortemente condizionato, per quanto sia ben più che soddisfatto per la scelta (soprattutto per la leggerezza e la velocità di funzionamento del prodotto), ma se avessi voluto approfittare dell’ottimo rapporto qualità/presso dei Chromebook per dotarmi di un portatile dal display più grande, perfetto per un intenso utilizzo multimediale e per lavorarci (soprattutto se si riesce a fare a meno degli .exe ricorrendo alle tante app di produttori indipendenti reperibili attraverso il Chrome Web Store) l’Acer Chromebook CB5-571-C4Y3 sarebbe risultato un (quasi, visto il Toshiba Chromebook 2) passaggio obbligato.
Questo modello della nota casa di Taiwan si presenta con un look piacevolmente minimalista ed è dotato di un display HD (1366 x 768 pixel) da 15,6 pollici.
Ha una scocca completamente bianca che contrasta decisamente (e, dalle foto, piacevolmente) con i tasti neri della tastiera.
Questo Chromebook di casa Acer monta anche una buona scheda tecnica, grazie alla presenza di un processore Intel Celeron 3205U, dual-core da 1,5 GHz, con 4 GB di RAM e 16 GB di memoria flash eMMC, espandibile tramite una scheda SD o un hard disk esterno collegabile via USB.
Sul lato l’Acer Chromebook CB5-571-C4Y3 presenta due porte USB (una 2.0 e l’alta 3.0), un’uscita HDMI., mentre per la connettività si avvale di un modulo WiFi 802.11ac, ad alta velocità. Si alimenta grazie ad una batteria da 41 Wh, che dovrebbe garantire un’autonomia massima di 8 ore, e si caratterizza per i due grossi altoparlanti installati sulla dock dov’è la tastiera.

venerdì 10 marzo 2017

Portatili 2017: Toshiba Chromebook 2

Toshiba Chromebook 2 sembra uno dei prodotti più competitivi, anche per l’aspetto economico, nel campo dei portatitili di qualità con sistema Chrome OS.
L’ultimo arrivo 2016 nel campo dei Chromebook dalla casa nipponica si presenta infatti molto elegante, con una scocca in plastica argentata che gli dà un aspetto decisamente metallico, tastiera nera a creare contrasto, pannello (sempre argentato) con diagonale di 13,3 pollici e display IPS di risoluzione Full HD (1920 x 1080 pixel), e particolarmente curato sia per la scelta dei materiali, sia per la componentistica e le specifiche tecniche.

Toshiba Chromebook 2 monta una CPU Intel Celeron N2940, quad-core da 1,83 GHz, ma capace di raggiungere “sotto sforzo” i 2,25 GHz, 4 GB di RAM e 16 di memoria eMMC, espandibile con scheda SD.
Sul lato ci sono un’uscita HDMI, due porte USB (2.0 e 3.0) e un jack per le cuffie.
La webcam frontale, da 1,3 MP, è dotata di due microfoni direzionali per ridurre i rumori circostanti e l’audio, in generale, della Skullcandy, parrebbe aver ricevuto molta più attenzione di quella di solito destinata ai portatili di questa fascia di prezzo (e spesso anche superiore).

Come l’Asus Chromebook C200MA, questo Chromebook di casa Toshiba è dotato di un modulo WiFi rapido 802.11ac, Bluetooth 4.1 e la tastiera presenta il layout francese (AZERTY).
E’ alimentato da una batteria da 44 Wh, la cui autonomia massima è attestata a 9 ore di utilizzo medio (tanto per un Full HD). In commercio anche la nuova versione con risoluzione 2400 x 1350 pixel:





e la versione con tastiera tedesca QWERTZ:

sabato 8 ottobre 2016

Notebook: sono i Chromebook i portatili del futuro?



Pochi anni fa la stampa specializzata, i blog più seguiti e i cosiddetti esperti del settore hi-tech e del segmento mobile ci parlavano del fallimento dei Chromebook. Troppo chiusi, limitati alla rete, insoddisfacenti per chi voleva andare oltre la posta elettronica e i social network, molto lontani dalle mitiche finestre con le quali Bill Gates aveva fatto diventare i personal computer un bene fruibile da tutti e quindi decisamente distanti anni luce dalla filosofia Windows. Queste, in sintesi, le motivazioni principali della sentenza decretata dal mondo del web e dell’editoria agli inizi di questo decennio. Tutte condivisibili, magari in misura meno netta e definitiva, ma forse eccessivamente condizionate dal quel bisogno di attirare l’attenzione del lettore con tecniche di titolazione sempre più esasperanti e sentenziando un (presunto) flop di casa Google. Eventualità, quest’ultima, che già di per sé spingerebbe una notizia online fino a farla diventare virale in pochi attimi. 

Oggi le stesse testate specializzate nel settore e non (e tra queste penso a periodici, siti e blog che si occupano di moda, tendenze, social network, prodotti “casual” e media) arrivano a reputare i Chromebook come i portatili del futuro e a parlare di filosofia Chrome come novità assoluta nel panorama dell’informatica su scala mondiale e antagonista di quella “filosofia” Windows che ha rivoluzionato il mondo dell’informatica e le abitudini dei consumatori.
E tutto perchè tra la fine dello scorso anno e i primi mesi di questo i portatili che montano il sistema operativo made in 
Montain View hanno superato nelle vendite quelli di Apple (2 milioni di pezzi contro 1,76 secondo le ricerche di IDC sul primo trimestre 2016). 
Un dato che senza dubbio fa notizia, soprattutto se il settore dove ciò è avvenuto è quello educational, laddove l’azienda fondata da Steve Jobs e Tim Cook è leader incontrastata da decenni, e il paese gli Stati Uniti, che dopo l’esperienza passata con i Sony Vaio, da anni esibisce i prodotti della Mela in ogni film, telefilm, programma TV e nelle uscite pubbliche di politici, scrittori e chiunque abbia un minimo di notorietà, ma che da solo non può di certo rappresentare il trend del mercato globale dei notebook.


Personalmente credo che i Chromebook siano oggi (e lo saranno per un bel po’ di anni a venire) i dispositivi “mobile” più congeniali per chi cerca la sintesi ottimale tra i fattori di successo di notebook e tablet e, quindi, il superamento dei limiti di entrambi in fatto di portabilità piena, il primo, e utilizzo più tradizionale (e partecipativo), il secondo. 
I portatili che montano il sistema di big G sono leggeri, maneggevoli, si avviano in pochissimi secondi, hanno un elevato grado di fruibilità e mettono a disposizione dell’utente fin dal primo avvio le Google App più note (tante utilizzabili anche offline) e le estensioni  agli applicativi più utilizzati del pacchetto Office di Microsoft (e non solo). Per chi vuole andare oltre Google, grazie allo store di Chrome (già predisposto anche per le app Android in attesa si perfezioni l’accordo tra i due produttori) si possono scaricare (gratis e non) app ed estensioni di produttori indipendenti alternative ai software più noti che si utilizzano normalmente con Windows, mentre per chi ama la mobilità, con le funzionalità del sistema può facilmente condividere il pc, utilizzare il cloud e il remote control senza avere alcuna specifica competenza.

Certo, alcuni convertibili 2 in 1 da poco in commercio permettono di cimentarsi anch’essi con molte di queste attività, ma anche i modelli dotati di una tastiera davvero performante e adattabili al meglio ad un utilizzo da notebook non diventano mai dei veri e propri portatili. E quelli che più ci si avvicinano in termini di funzionalità richiedono comunque uno sforzo economico maggiore rispetto ad un Chromebook. Non dimentichiamo infatti che uno dei fattori di successo dei portatili con sistema Chrome OS è proprio il rapporto qualità/prezzo (è facile trovare una carrellata di portatili dotati di sistema operativo Chrome OS con un prezzo compreso tra i 300 e i 400 dollari Usa) e se i convertibili stanno riscuotendo un certo successo, al di là delle dispendiose campagne pubblicitarie messe in piedi dai principali produttori, è anche perché, a mio avviso, ad oggi i Chromebook non sono ancora venduti capillarmente su scala mondiale (l’Italia è uno dei Paesi dove ancora non sono commercializzati). 

Se devo o voglio tuttavia utilizzare degli eseguibili (per lavoro, esigenze varie o solo per abitudini consolidate), giocare a qualche videogame lanciato negli ultimi dieci anni, servirmi dell’intero pacchetto Office o, in generale, fruire delle caratteristiche più tradizionali di un portatile, non posso fare invece a meno di orientare le mie scelte su un notebook con un sistema operativo Windows o Mac. È un passaggio obbligato oggi e lo sarà anche in futuro. 
Non credo infatti (magari mi sbaglierò) che Google arriverà ad allargare il proprio sistema agli eseguibili per competere con i propri partner sullo stesso terreno e sono convinto (auspicandomelo, inoltre) che, nonostante le dinamiche economiche spingano all'estrema standardizzazione per creare margini di guadagno, la tendenza alla differenziazione reggerà ancora a lungo. 



sabato 1 ottobre 2016

Portatili: perché acquistare un Chromebook?



I Chromebook in commercio sembrano mirare soprattutto a coloro che col computer svolgono poche attività, quasi esclusivamente basate sull’utilizzo di servizi web, come quelli messi a disposizione dalla stessa Google. Una scelta congeniale per prodotti collocabili tra i notebook e i tablet, ma alla distanza, almeno agli occhi di chi con il pc vorrebbe almeno idealmente farci altro, anche un limite. E se è vero che Google sta sviluppando Chrome OS sempre più verso l’esecuzione di applicazione offline, gli utenti che non sanno o possono rinunciare ai propri software preferiti rimangono ancora lontani dai prodotti che utilizzano questo sistema operativo. Almeno nello scegliere il pc principale. 

Un Chromebook è per sua natura molto versatile.
La sua reattività e la sua semplicità sono eccezionali.
 Se non si ha bisogno di una grande dotazione hardware per lavorare,  esso ci consente di accedere a tutte le funzionalità basilari che svolgiamo di solito sui nostri terminali Windows (o Mac), vale a dire scrivere testi, utilizzare fogli di calcolo, spostare file, guardare film, navigare in Internet, ascoltare musica, etc. Tutto attraverso apparecchi quasi sempre dall’aspetto estetico semplice ma molto accattivante, venduti a prezzi decisamente al di sotto della media praticata per gli stessi modelli dotati di altri sistemi operativi. 

Se utilizziamo anche noi il pc prevalentemente per le attività sopra descritte, non possiamo non prendere in considerazione un Chromebook per il nostro nuovo acquisto. Soprattutto oggi che Chrome OS, dopo il successo riscontrato negli Stati Uniti negli ultimi due anni, sta accelerando per inglobare il supporto al Play Store e, dunque, tutte le applicazioni disponibili per Android, che saranno disponibili in modalità “finestra” in modo da sopperire alla mancanza di tutti quegli applicativi che hanno fatto la fortuna degli apparecchi mobile, ma poco (o per nulla) compatibili con il Chrome Web Store (e con il formato estensioni). 

Una nota per chi sta pensando di comprare un Chromebook: trattandosi di un prodotto importato, dunque non destinato all’Italia, i modelli in commercio potrebbero (e di norma è così) non essere dotati di una tastiera italiana (il formato QWERTY), ma montarne una straniera, come la tedesca QWERTZ o la francese AZERTY (a me è toccata quest’ultima).
Dal punto di vista funzionale la questione è di facile risoluzione: basterà sostituire con qualche click del mouse, dal sistema, il layout “virtuale” della tastiera. Per quanto riguarda l’aspetto fisico e l’utilizzo manuale della stessa, sarà sufficiente invece utilizzare un set di adesivi venduto a prezzi
 molto contenuti  (su Amazon intorno ai 5 euro, ad esempio). 

lunedì 26 settembre 2016

Chrome OS visto da utente



Chrome OS consente l’accesso da ospite, vale a dire la possibilità di usare il computer anche senza essere in possesso di credenziali Google o comunque non utilizzandole. Un’impostazione predefinita del sistema che può essere anche disattivata, ma che spiazza un po’ fin dall'accensione (l’avvio è rapidissimo, il sistema non deve caricare nulla), perché la prima sensazione che si prova documentandosi su Chrome OS è quella di avere a che fare con un sistema "chiuso". Poi però ci ricordiamo che Google è la porta "spalancata" sul mondo 24h/24h, il passaggio obbligato per chiunque abbia (o voglia avere) a che fare con il web, nonché partner universale di qualsiasi produttore di sistemi operativi, personal computer e tutto ciò che è mobile, e ci rendiamo conto che Chrome OS non può che essere un sistema alternativo, e non concorrente, a Windows, Mac OS, Linux e altri più diffusi e meglio adatti ad un uso più professional.
D’altra parte, non sottovaluterei un aspetto per nulla secondario: Google conosce i gusti dei suoi utenti, sa cosa cerca l’internauta e come si muove in rete e, non me ne vogliano i fan di Mountain View e gli esperti del settore, che un prodotto “casual” che tenta di sintetizzare le funzionalità di notebook e tablet come il Chromebook può essere davvero molto apprezzato.


La gestione delle utenze, infatti, è uno dei primi tratti distintivi di questo sistema rispetto agli altri che abbiamo conosciuto in questi anni: al primo accesso Chrome OS consente all’utente di associarsi da solo al Chromebook inserendo semplicemente le proprie credenziali Google (o dopo essersele create, se sprovvisto). È anch'essa un’impostazione predefinita, che richiede ovviamente un collegamento ad Internet ed un account Google e che consente a chiunque sia di fronte alla schermata di accesso di potersi aggiungere.
Il primo utente, comunque, dopo aver inserito il proprio username e la password di big G, può disattivare l’accesso da ospite o, lasciando tale funzione, fare da supervisore degli altri utenti che si registreranno. Cosa che potrebbe essere necessaria perché ogni utente, per quanto Chrome OS spinga ad utilizzare lo spazio cloud per l’archiviazione dei file, ha accesso allo spazio fisico del pc.

Il pannello delle impostazioni quasi replica quello del browser Google Chrome. Contiene come blocco unico le impostazioni di sistema e quelle del browser, ma non manca l’accesso alle impostazioni avanzate di Google Chrome.
Con il gestore delle impostazioni di Chrome OS, olttre a poter accedere alle funzioni del browser replicate dal sistema operativo, si possono anche personalizzare la lingua di sistema, il layout della tastiera, il fuso orario, la data e l’ora, la rete wireless, il bluetooth, il touchpad, l’accessibilità, l’utilizzo della batteria e la sensibilità del mouse e della tastiera, oltre che ripristinare le impostazioni con i valori predefiniti e riportare il sistema operativo allo stato ante personalizzazioni, eliminando tutti gli utenti registrati e i relativi dati salvati.

Molto limitate invece le possibilità di personalizzare il sistema operativo dal punto di vista estetico. Si può solo cambiare l’immagine predefinita dello sfondo e impostare la scomparsa automatica del pannello di sistema (senza poterne però modificare il colore), cambiare l’ordine delle icone nell’app drawer e creare delle cartelle al suo interno trascinando un’app sull’altra (come avviene con Android), mentre non è possibile salvare file, né creare cartelle e collegamenti sul desktop. 
Gli aggiornamenti di Google sembra siano piuttosto frequenti (non ancora testati) ed eseguiti in modo del tutto automatico alla prima connessione utile ad Internet. Al termine della procedura vengono segnalati nell’area di notifica. Gran parte di essi, leggo in giro, non richiedono il riavvio.

Il sistema operativo permette di installare soltanto Chrome Apps ed estensioni per il browser reperibili dal Chrome Web Store. Nel caso sia attiva la modalità sviluppatore, Chrome OS consente l’installazione anche di Apps e estensioni di terze parti.
Eseguibili nemmeno a parlarne e ciò rende incompatibile il sistema di big G con i programmi che utilizziamo con i più noti sistemi operativi in circolazione.
Evidentemente dobbiamo trovarci delle valide alternative nello store o tra le Apps preinstallate, sebbene le estensioni al pacchetto Office online di Microsoft disponibili già dallo scorso anno facciano presagire altre sorprese (mentre scrivo pare sia sicura la fusione tra Chrome OS e Android. Ma anche quando ho comprato il mio primo smartphone la notizia circolava, magari si sentiranno costretti a farla ormai).

Chrome OS, per quanto vocato all’archiviazione su cloud, è in grado di leggere e configurare automaticamente diversi tipi di periferiche, sia di archiviazione che di input.
In termini di archiviazione, il sistema supporta in lettura e scrittura dischi rigidi e chiavette USB, supporta le memory card e, in sola lettura, unità CD-ROM, DVD-ROM USB (non è possibile masterizzazione nemmeno se l’hardware è predisposto) e dispositivi MTP (smartphone e tablet Android, Windows Phone, Firefox OS, BlackBerry OS, Windows 8.1, etc.).
Chrome OS può supportare anche tastiere e mouse USB (ma con funzionalità limitate), lettori mp3, monitor DIsplayPort, DVI, HDMI e VGA e, tra i tanti ancora, alcuni dispositivi bluetooth.

giovedì 22 settembre 2016

La filosofia Chrome: cambia il rapporto tra utente e macchina



I Chromebook nascono nel 2008. 
Nascono con Chrome, un semplice browser che fin dal lancio iniziale prova a trasmettere un nuovo modo di concepire il rapporto tra la rete e i software, i file e, in generale, il personal computer.  Una novità assoluta per utenti pc e internauti, abituati a Windows come passaggio obbligato (e necessario) per l’utilizzo di computer, periferiche, software e la navigazione in rete e a considerare tutto il resto (Linux, Mac e il vecchio DOS, ad esempio) destinato a esperti informatici e professionisti vari. Una semplificazione dell’accesso al mondo del web e dell’approccio al pc che alla distanza si sta dimostrando invece una piccola rivoluzione culturale, uno stravolgimento della filosofia Windows del mondo dell’informatica che ha finito per costringere anche Microsoft ad inglobare tante piccole novità partite proprio con il browser e il sistema operativo lanciato da Google.  

E proprio nell’anno del 18esimo compleanno di big G, dopo che già nel 2011 si era urlato a grosse righe al fallimento di netbook e Chromebook, per la prima volta negli Usa le vendite di questi ultimi hanno superato quelle dei Mac (dati IDC sul primo trimestre 2016), spopolando nelle scuole e nelle università.  
I Chromebook, per la gioia di HP, Acer, Dell, Lenovo e Asus, sono diventati realtà e il nuovo modo di rapportarsi all’informatica concepito da Mountain View si sta consolidando nella cultura del mondo hi-tech e del web come un nuovo modo di concepire il rapporto tra utente e macchina (e tra server e client). 
Con Chrome OS, infatti, tutto gira in rete e attorno ad essa (per quanto gli strumenti per lavorare offline con i Chromebook siano in deciso aumento), gli avvii pc sono molto più rapidi di quelli a cui siamo abituati con i sistemi di casa Microsoft, le batterie più performanti, le sincronizzazioni immediate e continue (è possibile, infatti, riprendere il proprio lavoro ovunque sia disponibile una connessione senza averlo dovuto salvare sul proprio device), la sicurezza è maggiore e le applicazioni di casa Google, se utilizzate unitamente alle estensioni giuste, sostituiscono del tutto i software e facilitano il computing remoto, vera frontiera per un sistema improntato sull’utilizzo prevalente di un cloud. 
E' nata la filosofia Chrome e, a quanto pare, piace.

sabato 10 settembre 2016

Come funziona Chrome OS



Chrome OS è un sistema operativo leggero e veloce. Il suo funzionamento è basato sulle caratteristiche del noto browser di Google e sulle applicazioni ed estensioni compatibili con esso.
È il sistema operativo che Google utilizza sui propri Chromebook e che mette a disposizione dei sui partner attivi nella produzione di questa particolare tipologia di portatili.
Se dal punto di vista estetico sembra di avere a che fare con un sistema operativo standard, al primo avvio esso si presenta sotto forma di desktop con sfondo non personalizzabile e un pannello inferiore con un barra delle applicazioni (spostabile) e, sulla parte destra, un’area di notifica contenente gli indicatori di sistema e la funzione notifiche ben nota a chi utilizza Chrome con Windows 8. 
Finché non si effettua l’accesso con un account Google e ci si collega ad Internet, permane l’impostazione standard dello sfondo e l’unica applicazione preinstallata e funzionante offline è il gestore file.
Chrome OS può leggere tutti i file e i documenti supportati dalle applicazioni di Google, dalle webapp compatibili con Chrome e dalle varie estensioni, tuttavia usare il Chromebook senza collegamento ad Internet né configurazione di un account Google va chiaramente incontro ad una grossa serie di limitazioni per quanto riguarda utilizzo e compatibilità.
 

Senza un collegamento ad Internet e senza essere configurati con un account Google (dunque come utente offline in modalità ospite), è possibile soltanto leggere immagini (.bmp, .gif, jpg, .jpeg, .png e .webp), contenuti multimediali audio e video (con estensione .3gp, .avi, .mov, .mp4, .m4v, .m4a, .mp3, .mkv, .ogv, .ogm, .ogg, .oga, .webm e .wav) e documenti di tipo .txt e .pdf, oltre che creare screenshot.  Non è possibile, invece, leggere e creare documenti di altri tipi (.doc, .docx, .odt, .pps, .ppt etc.), perché in tal caso Google Drive è un passaggio obbligato, gestire archivi .zip e .rar (sono richieste apposite app di Chrome), cambiare la lingua e lo sfondo di sistema o il layout della tastiera, leggere dispositivi esterni, copiare file sulla memoria interna, accedere al gestore file integrato o utilizzare la fotocamera (occorre la specifica Chrome App). Se non loggati, inoltre, lo spazio disponibile per l’utente è limitato e gli eventuali file salvati su disco durante la sessione vengono eliminati al momento del logout. 

Collegati ad Internet e senza ancora configurare alcun account Google (utente online in modalità ospite), molte delle limitazioni appena descritte vengono subito superate.  Con l’accesso alla rete diventano infatti disponibili molte Google App di base reperibili online ed è possibile, ad esempio, leggere e creare file del tipo .doc, .docx, .xls, .xslx, leggere file del tipo .ppt e .pptx e archivi .zip e .rar (mediante il visualizzatore di Google Docs), e consultare il Chrome Web Store e, di conseguenza, tutte le app online. Lo spazio di archiviazione fisico resta comunque limitato ed i file eventualmente scaricati vengono eliminati al momento in cui si esce dalla sessione ospite. 

Con l’accesso con un account Google e Chrome OS collegato ad Internet (utente online con account Google) si sbloccano finalmente tutte funzioni del sistema operativo, che si vanno ad aggiungere alle operazioni già descritte. L’eventuale spazio su disco viene reso del tutto disponibile, si possono salvare permanentemente file, modificare lo sfondo al desktop, personalizzare la lingua, le impostazioni di sistema, le icone sul pannello e sul drawer e tanto altro ancora. Dal Chrome Web Store è possibile ora scaricare ed installare le Chrome App di cui si ha bisogno, e si può personalizzare il pannello inferiore, accedere alle notifiche personali, accedere direttamente dal gestore file al proprio spazio su Google Drive, creare cartelle nell’app drawer, ridisporre i collegamenti alle app e usufruire di qualsiasi altra funzionalità disponibile. Al momento dell’accesso, inoltre, tutte le app installate, le estensioni, i preferiti e altro presenti nel proprio account Google vengono sincronizzati con il sistema operativo del Chromebook e le eventuali modifiche apportate alla configurazione sono salvate nel cloud sul proprio account. I documenti di testo, trasformabili anche in file PDF, e ii fogli di calcolo vengono creati e salvati sul proprio spazio Google Drive, ma possono essere tranquillamente scaricati sullo spazio interno del pc (se disponibile). 

Se si utilizza, infine, Chrome OS in modalità offline (utente offline con account Google), è possibile disporre di un visualizzatore di file e documenti secondo le Chrome App configurate ed installate. Con Google Docs si possono creare offline i documenti e sincronizzarli online su Drive nel momento in cui la connessione torna disponibile. Gli stessi file su Google Drive saranno (parzialmente) disponibili in modalità offline. È anche possibile, ancora, leggere le email già presenti su Gmail e crearne di nuove, che saranno inviate quando sarà disponibile una connessione ad Internet. In questa modalità di utilizzo sono disponibili, come intuibile, tutte le funzionalità già viste nel caso di modalità ospite offline.